IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: LA SPAGNA

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Buenos Dias Blog’s People!
Prosegue la nostra “galoppata” per i paesi del nostro pianeta. Ci lasciamo alle spalle la Francia (e le sue “crepes suzette”) e andiamo a gustarci un bel piatto di “paella”. Bravissimi, avete indovinato! Entriamo nella penisola iberica che è composta da due paesi (ad essere pignoli sono tre….c’è anche Andorra): Spagna e Portogallo. Possiamo, tranquillamente, sorvolare sul Portogallo e concentrarsi sulla Spagna.
Come al solito “avviamo” la ricerca su Morninstar (miglior rendimento a 3 anni, almeno 3 stelle di rating), ed ecco i risultati:

FONDI R. MEDIO
D.S.
SHARPE
RQUADRO
BETA
ALFA
TREYNOR
FIDELITY FUND – IBERIA cl. A
35.60%
11.93%
2.35
71.44
0.92
9.17
33.96%
DEXIA EQUITIES SPAIN
28.93%
11.31%
2.02
94.19
1.00
2.24
24.58%

Perché solo due fondi? Il motivo è semplice…..i primi 4 posti se li sono spartiti Fidelity e Dexia (cambiano solo le classi)….poi il vuoto.
Analizzando i due fondi…..c’è veramente poca storia. Con una volatilità quasi identica, Fidelity (nella persona di Firmino Delgado) si porta a casa quasi un 7% in più all’anno di rendimento e quasi 7 punti di Alfa in più. Potendo scegliere…..la scelta è “obbligata”. Ci potrebbero essere dei “dubbi” sui 9 punti di “gap” sull’indice di Treynor. I dubbi derivano dal fatto che Fidelity ha un Rquadro non eccessivamente definito (71,44%) il che comporta un Beta non veritiero al 100%.
Ovviamente si parla di fondi azionari con rischio medio alto, quindi assolutamente non adatti a investitori con profilo di rischio basso.
Come ormai d’abitudine potrete completare le informazioni sul “gestito” andando a leggere su Borsa & Fantasy cosa scrive Scaurus81 a proposito di Etf e Certificates.
Dott. Moretti
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L’indice Spagnolo conferme tutte le analisi di lungo termine monitorate fino ad oggi, trend ben incastonato nei canali, conteggio elliottiano probabile quello che vede la fase attuale quale una semplice pausa e mancanza di almeno un top ultimo a chiusura del ciclo totale. E’ inutile prendersi in giro, indipendentemente dagli esiti di subprime vari e bolle sparse qua e la gli indicatori economici stanno già evidenziando nel mondo occidentale segnali di arresto. Anche un completo profano è in grado di capire che ci stiamo addentrando nella parte calante del ciclo economico. Che faranno le borse? Esistono Trader che col solo 25% di operazioni positive guadagnano stabilmente sui mercati…sarà forse il segno che non è la capacità di prevedere a fare la differenza? Tecnicamente adesso l’Ibex mostra chiari segnali di distribuzione: aumento della volatilità (barre mensili più ampie) sintomo di mancanza di direzione ed aumento dei volumi. Se non c’è direzione e i volumi aumentano vuol dire una cosa sola: domanda e offerta si scontrano ad armi pari ovvero c’è chi vende. Questo esula dal fatto che ci sarà o meno l’ultimo top Elliottiano…non conta il top in se per se…conta “chi è dentro” a quel top! Mani forti? O mani deboli nella consueta pia illusione dei guadagni infiniti? Ritengo come vado dicendo ormai da settimane che l’orizzonte più appropriato per affrontare i mercati odierni sia al massimo il medio termine, roba di mesi dunque se non anche solo settimane, a questi livelli si, sotto buoni pattern grafici c’è spazio per entrare e speculare…appunto…ho detto speculare e non investire.
Ing. Bertolino

Puntate precedenti: Cina, Russia, Giappone, Brasile, Francia

DowJones al bivio.


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Il conteggio presentato il 23 settembre ha fatto egregiamente il suo lavoro, il dubbio che posi al tempo era relativo alla mancanza di un top sullo SP500 a dispetto del Dow, era questo che mi faceva propendere per un possibile proseguimento e così è stato. A tutt’oggi la situazione è la stessa ovvero lo SP500 non ha ancora marcato un top ulteriore rispetto al 19 Settembre e questo lascia adito a proseguimenti o ad alternative sullo scenario superiore per’altro mostrato “secoli” fa. Ho ripetoto che punto al conteggio “rosa” ovvero come si vede dalla prosecuzione stilizzata in figura un ritorno all’indietro non trascurabile, l’alternativa è l’essere già nel “Toro” e tal punto sarà la tenuta dei canali blu a confermarci o meno. Insomma la scelta ed il posizionamento su uno dei due scenari ha il suo tempo da trascorrere e vedrete che il dilemma sarà senza dubbio risolto con buona tempestività, per ora sono settimane che ci godiamo la parte comune dei due conteggi che ci ha portato indisturbati fin quassù…non è poco direi! Ribadisco come fatto sul post sullo SPMIB che gli Europei sembrano confermare la stilizzazione rosa qui sui mercati a stelle e strisce e con tale “contaminazione intermarket” vi saluto.

Grano e Banche Italiane.


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Il grafico in figura è quello del future sul Grano (Wheat) quotato al CBOT. Come vedete è un bellissimo grafico, dei trend bellissimi e catturabili con svariate tecniche di trading..ad ognuno quella che gli è più congeniale. Voglio dire questo perchè una delle cause di “morte certa” del Trader è lo “sposare un solo mercato”. La soluzione al trading profittevole non è maniacalmente cercare il sacro graal per un mercato bensì avere una strategia (o più strategie adattate ai singoli mercati) e scegliere strada facendo i segnali operativi “migliori” di questo o quel mercato. Un Trader accorto ha sott’occhio almeno 5-6 mercati (parlo di position trading su frame daily) i quali generano ognuno mediamente (ad esempio con tecniche di Ross) 3-4 operazioni al mese…quanto basta per un trading rilassato e profittevole, non dimenticate mai che lo stress da iper attività diminuisce la capacità di fare profitti. C’è un però…purtroppo, tutto Italiano. Il wheat electronic non è fruibile ad esempio da IWBANK che propone solo il contratto “alle grida” e udite udite: applica 20 euro di commissione!!! Ovvero una compravendita viene a costarne 40!!!! Su ottimi broker europei la stessa transazione (sul contratto telematico e quindi con piattaforme all’avanguardia con possibilità di impostare vari stop e trailing) costa 4$…..ovvero il round-turn viene a costare 8$!!! Signori, 8$ sono 5,71 euro circa……..non so se ho reso l’idea relativa al paese dove viviamo.

SPMIB, pronti al via?


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Se i conteggi americani già postati non mentono allora potremmo essere vicino ad un turning point di breve termine, in tal caso è ovvio che anche gli eventuali nuovi massimi d’oltre oceano non saranno accompagnati da analoghi qua in Europa. Ho già mostrato nei giorni scorsi il Dax dicendo che il movimento attuale ha più l’aria di una correttiva piuttosto che di un ritrovato Toro. Se così è, allora nella flessione a stelle e strisce andrà di diritto contemplata l’ipotesi che noi andiamo a testare il minimo di più di un mese fa. Il livello di 39700 di future mi sembra per ora uno spartiacque valido anche se preferirei vedere prima un “tocco” almeno ai 40500 ovvero un ultimo piccolo top della struttura degli ultimi 4 giorni, ma è solo una quisquilia, roba accademica ma degna di nota ed attenzione. E dopo? E dopo avremo una rimbalzo…il rally autunnal-natalizio? In america dovrebbe (ma lo vedremo strada facendo) a nuovi decisi top..qua in Europa? Attualmente tutto ci può stare, per ora di altamente probabile c’è una cosa, non è l’ultimo mese di cotrattazioni l’ultimo vagito del Toro quinquiennale, io mi aspetto ben altre danze.

ICV: un indicatore interessante


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Buongiorno Blog’s People!

Nella nostra vita “quotidiana” siamo, costantemente, chiamati a prendere delle decisioni. Decisioni importanti oppure banali, comunque decisioni. La quasi totalità delle scelte viene effettuata basandosi sull’esperienza (sul passato). In finanza (leggete “investimenti”) è la stessa cosa: analizziamo serie storiche (più numerosi sono i dati e maggiore è la probabilità di una corretta interpretazione) per “intercettare” il mercato. Questa è la base di partenza, poi ognuno si fida dei suoi metodi (o indicatori), comunque numeri, che danno dei “segnali”. Anche le Banche di Investimento usano i loro metodi, si fidano dei loro indicatori. Poi, se siano giusti o sbagliati, non è “dato” saperlo prima (troppo facile!!!!), ma verranno verificati successivamente (una specie di consuntivo).

Nel mio lavoro mi è capitato di imbattermi in un indicatore “costruito” da Morgan Stanley: l’INDICATORE COMPOSITO DI VALUTAZIONE, in sintesi ICV.

Questo indicatore (rilevato il quinto giorno lavorativo di ogni mese) restituisce un valore che oscilla fra 2 e -2 e, in base al suo valore, “dovrebbe” indicare il “peso” di azionario e di obbligazionario all’interno di un portafoglio.
Vediamo, subito, in base al suo valore come dovrebbe essere allocato un portafoglio:

ICV
% AZIONARIO
% OBBLIGAZIONARIO

Inferiore o pari a -2

80
20

Superiore a -2 ma inferiore o pari a -1

60
40

Superiore a -1 ma inferiore o pari a 0

50
50

Superiore a 0 ma inferiore o pari a 1

40
60

Superiore a 1 ma inferiore o pari a 2

20
80

Superiore a 2

10
90

Questo indicatore è pubblicato quotidianamente dal Sole 24 ore.
Ma come viene costruito?

Tanto per iniziare vengono utilizzati dei dati “pubblici”, cioè disponibili per tutti. Questo è molto importante perché, in questo modo, è verificabile.

L’ICV è composto da 7 sottoindicatori (divisi in due gruppi). Vediamoli:

Gruppo I di Sottoindicatori

1. Bond yield / Dividend yield

2. Bond yield / Earnings yield

3. Bond yield / Book value yield

4. Short-term interest rate / Earnings yield

Gruppo II di Sottoindicatori

5. Real dividend yield

6. Real earnings yield

7. Real cash earnings yield

Vediamo, ora, la metodologia di calcolo:

I livelli dei sette Sottoindicatori sono resi omogenei calcolando uno “Z Score” per ogni Sottoindicatore.

Lo Z-Score confronta l’ultima osservazione disponibile dei dati rispetto ad un Sottoindicatore con la media su tre anni e la deviazione standard su tre anni, del Sottoindicatore stesso. Nel caso di distribuzioni ‘normali’(che rappresentano il 95% dei casi), lo Z-Score che ne deriva tipicamente oscilla tra -2 e +2. Il procedimento di calcolo dello Z-Score per ogni Sottoindicatore è il seguente:

1. Viene calcolata una media su 3 anni ed una deviazione standard su 3 anni

2. Il più recente livello di osservazione di ogni Sottoindicatore é quindi espresso come numero di deviazioni standard di scostamento dalla sua media (lo “Z-Score”), secondo la seguente formula:

Z = (X – A)/ σ A

dove:

X = Ultima osservazione disponibile della serie i

A = Media degli ultimi tre anni della serie i

σ A = Deviazione standard della serie i negli ultimi tre anni

Lo Z-Score così calcolato tipicamente oscilla tra -2 e +2.

3. Vengono poi calcolate la media dello Z-Score del Sottoindicatore nel Gruppo I e la media dello Z Score del Sottoindicatore nel Gruppo II.

4. L’indicatore ICV è la media aritmetica dello (i) Z-Score medio del Gruppo I e dello (ii) Z-Score medio del Gruppo II invertito di segno.

La trasparenza dell’indicatore ICV è garantita dalla trasparenza del metodo di calcolo e dalla disponibilità pubblica dei dati alla base del relativo calcolo. Vediamo, per chiarire, un esempio (fonte Morgan Stanley) riferito all’ICV di febbraio 2006 (riferito al MSCI Europe).

Dati Elementari

Bond yield: 3.49%

Dividend yield: 2.64%

Short term rates: 2.95%

Inflazione ‘CPI’: 2.24%

Price/Earnings (riferito all’indice MSCI Europe):16

Da cui Earnings yield (il numero reciproco del Price/Earnings): 6.2%

Price/Book Value (riferito all’indice MSCI Europe): 2.60

Da cui il Book value yield (il numero reciproco del Price/Book Value): 38%

Price/Cash Earnings (riferito all’indice MSCI Europe): 9.82

Da cui il Cash Earnings yield (il numero reciproco del Price/Cash Earnings): 10%

Z-Scores

Sulla base dei dati elementari del mese di febbraio 2006 sopra riportati, gli Z-Scores per ogni Sottoindicatore sono stati calcolati come segue:

Gruppo I

Sottoindicatore 1 Bond yield/ Dividend yield
Valore del febbraio 2006: 3.49% / 2.64% = 1.32
Media a tre anni dell’indicatore: 1.3
Standard deviation: 0.1
Z-Score = (1.32 – 1.3)/0.1 = 0.04

Sottoindicatore2 Bond yield/ Earnings yield
Valore del febbraio 2006: 3.49% / 6.25% = 0.56
Media a tre anni dell’indicatore: 0.7
Standard deviation: 0.1
Z-Score = (0.56 – 0.7)/0.1 = – 0.8

Sottoindicatore3 Bond yield/ Book value yield
Valore del febbraio 2006: 3.49% / 38% = 0.09
Media a tre anni dell’indicatore: 0.1
Standard deviation: 0.01
Z-Score = (0.09 – 0.1)/0.01 = 1.2

Sottoindicatore4 Short term interest rates/ Earnings yield
Valore del febbraio 2006: 2.95% / 6.25% = 0.47
Media a tre anni dell’indicatore: 0.45
Standard deviation: 0.1
Z-Score = (0.47 – 0.45)/0.1 = 0.4

Media degli indicatori del Gruppo I: (0.04 – 0.8 + 1.2 + 0.4) / 4 = 0.2

Gruppo II

Sottoindicatore5 Real Dividend yield (Dividend Yield – CPI)
Valore del febbraio 2006: 2.64% – 2.24% = 0.40
Media a tre anni dell’indicatore: 0.88
Standard deviation: 0.32
Z-Score = (0.40 – 0.88)/0.32 = -1.5

Sottoindicatore6 Real Earnings yield (Earning Yield – CPI)
Valore del febbraio 2006: 6.2% – 2.24% = 3.96
Media a tre anni dell’indicatore: 3.74
Standard deviation: 0.63
Z-Score = (3.96 – 3.74)/0.63 = 0.3

Sottoindicatore7 Real Cash Earnings yield (Cash Earning Yield – CPI)
Valore del febbraio 2006: 10% – 2.24% = 7.76
Media a tre anni dell’indicatore: 9.2
Standard deviation: 0.6
Z-Score = (7.76 – 9.2)/0.6 = -2.4

Media degli indicatori Gruppo II: (-1.5 + 0.3 – 2.4) / 3 = -1.2

L’ICV è la media aritmetica di: (a) lo Z-Score medio dei Sottoindicatori del Gruppo I (0.2) e (b) lo ZScore medio dei Sottoindicatori del Gruppo II invertito di segno.
Quindi l’ICV per il mese di febbraio 2006 è pari a: ICV = (0.2 + 1.2 ) / 2 = 0.7
Di conseguenza l’indicazione sarebbe stata: 40% azionario e 60% obbligazionario.

Ma questo indicatore funziona? Niente è infallibile….però è da notare che da febbraio 2007 sta sotto pesando (continuamente) l’azionario (a giugno 20/80….) e a settembre a cominciato a “ricomprare” azionario (ICV settembre 0,10 quindi un 50/50). Ai posteri l’ardua sentenza.

Con affetto il vostro adorabile promotore di quartiere.
Dott. Moretti

TERNA


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Il grafico di Terna giornaliero è interessante, c’è stato giorni addietro un violento affondo (minimo assoluto in figura) fatto con una barra Shake Out (una Reversal) squisita opera dei Big Boys. E’ seguito un piccolo trend e poi adesso una Trading Range. All’interno della Trading Range osserviamo che i picchi di volumi li abbiamo (partendo da sinistra) su barre che hanno un valore Bullish, vediamo perchè: la prima è una barra che traghetta il prezzo dai minimi della Lateralizzazione fino ai massimi, dove I Big naturalmente prendono profitto; a seguire barra rossa down con alto volume ma poco range tra massimo e minimo, è segno che quello non è volume di vendita altrimenti il prezzo sarebbe sprofondato..anche qui c’è chi compra; subito dopo barra rossa profonda con alto volume ma chiusura molto vicina ai massimi e ai livelli di apertura…anche qui, solo i Big possono far invertire il prezzo così velocemente in quanto servono soldi pesanti; ultima barra segnata è una barra limpida rialzista, forse qui il volume alto indica sempre una attività parallela di vendita ed allora una ulteriore permanenza dentro la Trading Range potrebbe essere nell’aria…non c’è ancora un segnale chiaro di entrata long, ma per ora gli ingredienti per tenere d’occhio Terna ci sono tutti.

Unicredit, occhi aperti.


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Ecco una analisi tecnica classica del titolo Unicredit volta più che altro ad individuare livelli importanti da monitorare. Ci troviamo a ridosso di canalizzazioni che hanno caratterizzato il rialzo dal 2003 a qualche mese fa, da notare che Unicredit ha già scontato quasi il 50% di tale rialzo e dunque si trova in posizione quantomeno buona per eventuali rimbalzi anche corposi. Sul 50% di retracement (5,42) tra l’altro si individuano due importanti tagli orizzontali generati da vecchi top e che hanno costituito la base della congestione di inizio 2006, non a caso Unicredit si trova attualmente in congestione proprio su tali quote. Vediamo qui sotto di cosa parlo.
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Ecco il dettaglio sul settimanale della situazione attuale: l’area congestiva è individuata dal rettangolo blu, fino a che il titolo è li dentro di trebd non se ne parla, quello che mi incuriosisce è il fatto che abbiamo dentro tale area un aumento di volumi, segno che i Big sono in campo. Staranno accumulando? L’uscita dalla congestione verso l’alto darà conferma di ciò anche se l’idea attuale sembrerebbe questa, una cosa però è da tenere presente: quando i Big sono al lavoro tentano sempre di raschiare il fondo del barile…ecco che non troverei assolutamente insolito che Unicredito possa ancora esplorare livelli più bassi e come detto sopra l’attrattore del 50% di retracement è un ghiotto target, diversamente è solo da attendere l’eventuale uscita up e un fisiologico pullback per affilare le armi e valutare la salita a bordo. Anche questo è un titolo chi inseriamo nella nostra lista di screening.