IL MUTUO CHE PARLA….ANCHE TROPPO

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Buongiorno Blog’s People!
E’ ancora attiva la nostra iniziativa Luca’s day. Chi, ancora, non sa di cosa si tratta vada a dare un’occhiata!

Come ben saprete quando di un argomento cominciano a parlarne le “scatole magiche” (televisioni) e la “carta stampata” (giornali, giornaletti e giornalacci) immancabilmente quell’argomento entra nel discutere quotidiano di tutti. Entro in un negozio di calzature e, come per magia, sento la commessa che parlotta con un cliente a proposito di “questi mutui subprime”. “Anche io l’anno scorso ho preso un mutuo, devo andare alla mia banca e sentire se è subprime. Con tutti questi casini meglio essere informati”….. Una folgorazione: ma la signorina (o signora) ha la più vaga idea di cosa sta parlando?
Cerchiamo, quindi, di fare un po’ di chiarezza.
I mutui “Subprime” sono dei prestiti che vengono concessi a chi non può accedere ai “normali” tassi di mercato, in quanto nel suo passato di debitore ha commesso qualche marachella (rate saltate, fallimento, pignoramento…ritardo di pagamento). Poiché i debitori “subprime” vengono considerati ad alto rischio di insolvenza, i prestiti subprime hanno delle condizioni meno (parecchio meno) favorevoli delle altre tipologie di prestito (tassi di interesse maggiore, spese più sostanziose).
Ma su che criteri si viene “classificati” debitori subprime? Stando alla “guide line” del Dipartimento del Tesoro Americano i “debitori subprime hanno tipicamente una storia creditizia che include delinquenze o addirittura problemi più gravi come avvisi di garanzia, pignoramenti e bancarotta. Tipicamente hanno una bassa capacità di rimborso, così come essa viene misurata dai punteggi di credito e dal rapporto debiti/redditi e dal rapporto debiti/reddito, o da altri criteri che riescono a supplire un profilo di credito incompleto”. Generalmente, i mutuatari subprime hanno bassi redditi od un punteggio di credito al di sotto di 620, in una scala che va da 300 a 850.
Un “prodotto” tipico “subprime”? Il mutuo a “tasso aggiustabile”, per esempio i mutui “2-28”, che offrono un tasso di interesse iniziale basso che resta fisso per due anni, dopo di che il piano di ammortamento viene ricompilato con un tasso di interesse più elevato per la vita residua del mutuo, in questo caso 28 anni. Quest’ultimo tasso è tipicamente agganciato ad un indice (ad esempio, 5% sopra il LIBOR a scadenza annuale). Oltre al metodo “2-28”, sono altresì popolari le varianti “3-27” e “5-25”.
Partendo dal fatto che dal 1998, in America, il 25% dei muti è da considerarsi “classificabile” come subprime, non c’è da stupirsi che il crescente indebitamento e il rialzo dei tassi d’interesse abbia prodotto lo stato di crisi che stiamo “vivendo” (indirettamente) da alcuni mesi.
L’avvocato dei diritti dei consumatori Irv Ackelsberg in una audizione al Congresso ha predetto che potrebbero essere effettuati oltre 5 milioni di pignoramenti nei prossimi anni, ovvero nel momento in cui i bassi tassi fissi iniziale dei “mutui a tasso aggiustabile” verranno modificati nei ben più alti tassi variabili di cui si parlava in precedenza.
L’ex presidente della F.E.D., Alan Greenspan, teme che la crisi dei mutui subprime avrà forti impatti sul settore immobiliare e sull’intera economia USA. In tale scenario, il valore degli immobili potrebbe descrescere, facendo sentire i proprietari degli immobili meno ricchi e quindi contribuendo a un graduale declino della spesa, che indebolirebbe l’economia. È rilevante notare che il 50% del PIL americano negli ultimi anni è derivato dal settore edilizio, e che gli americani diffusamente utilizzano le carte di credito per l’acquisto di beni di consumo e che impegnano beni durevoli come la prima casa per finanziare crediti: in questo modo il prezzo degli immobili diventa una determinate del credito e dei consumi.
Ma lo scenario, già pessimo così, poteva essere (ed è stato) anche peggiore. In che modo? Attraverso l’ “Ingegneria Finanziaria” che ha fatto (attraverso vari passaggi, documentati nella figura, fonte Pictet & Cie) “ricadere” il rischio dei subprime sugli investitori o, come vengono chiamati nella figura, “The ultimate losers”. La figura non ha bisogno di spiegazioni, purtroppo è molto eloquente……

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Ma in Italia, come è la situazione? Da noi il debito pro-capite supera i 30.000 euro all’anno e nel 2007 a fronte di 3.500.000 di famiglie titolari di un mutuo, i casi di insolvenza superavano quota 500.000, con altrettante procedure avviate di pignoramento…..
La radice del problema italiano, secondo me, arriva (e arriverà) dalla grande incapacità degli operatori (banche, promotori e simili) che negli anni passati (con i tassi ai minimi storici) hanno “consegnato” i loro clienti alla “ghigliottina” del tasso variabile. Perché lo hanno fatto? Per “ammaliarli” con rate più contenute (al momento) e senza pensare che di lì a 30 anni poteva succedere di tutto.
Io rimango “fedele” al tasso fisso perché, per deformazione personale, voglio sempre sapere di che “morte devo morire” e mi piace che lo sappiano anche i miei clienti.
Rimango, comunque, dell’idea che tutto si risolverà (inguaribile ottimista!) e fra qualche anno rideremo anche della crisi del subprime.
Con affetto, il vostro adorabile promotore di quartiere.
Dott. Moretti

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Una Risposta

  1. sarò daccordo con la tua parte finale del post, quando: le agenzie di tutto il mondo daranno la notizia? dell’avvenuta MORTE di HENRY KISSINGER! 🙄 🙄 🙄

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