NOVITA’: PORTAFOGLIO VIRTUALE IN FONDI

Buonasera Blog’s People!
Negli ultimi giorni abbiamo parlato, accennando più volte, a questo “fantomatico” portafoglio virtuale. Non è niente di serio, niente di assoluto. Abbiamo stabilito una cifra “accessibile” (32.500 euro) e ho costruito un paniere fondi per 22.500 euro lasciando 10.000 euro in liquidità (non remunerata) per eventuali interventi successivi. Non ci sono fondi obbligazionari (al momento).
Il criterio usato nella scelta dei fondi è quello della “qualità” e della “preferenza” verso alcune case rispetto ad altre. Il portafoglio è molto “soggettivo” ed è costruito su una propensione al rischio alta.
Ove possibile sono stati scelti fondi in valuta per cercare una doppia performance (se possibile). I mercati, su cui puntare, non sono stati scelti in base alla loro correlazione ma secondo le nostre idee.
Abbiamo evitato di puntare su Stati Uniti e Europa (non ci entusiasmano) e sull’Italia (siamo patrioti e un fondo sull’Italia lo dovevamo inserire) abbiamo scelto Oyster perché, a nostro avviso, è il migliore.
Il portafoglio è stato “costruito” sulla piattaforma Morningstar.
Qui di seguito potete vedere lo screen dei primi investimenti:

acquisti iniziali

Ad oggi (dopo circa una settimana) il risultato del PORTAFOGLIO VIRTUALE IN FONDI è il seguente:

PV 30/11/2007

Tutti i fondi che saranno scelti verranno analizzati singolarmente (il primo è stato Pictet Water).
Il PORTAFOGLIO VIRTUALE IN FONDI verrà aggiornato quotidianamente e sarà presente come “pagina speciale”. I cambiamenti e gli eventuali commenti sull’andamento saranno oggetto di post di aggiornamento sul blog. Ovviamente il tutto è un “work in progress” quindi sono ben accette le vostre critiche e i vostri suggerimenti.
Con affetto, il vostro adorabile promotore di quartiere.

Doc Moretti

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IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: SUDAFRICA

SUDAFRICA

Buongiorno Blog’s People!
Questa settimana non ascoltiamo le lamentele di Hyper, che non vuole prendere mai l’aereo, lo sediamo e ci facciamo una transvolata da urlo. La destinazione che ci siamo prefissati è: Sudafrica.
Atterriamo a Johannesburg e, prima di addentrarci nello “studio” del paese, ci facciamo un bel “safari” al Kruger Park. Vediamo un sacco di animali….ma di tori ed orsi non c’è traccia.
Dopo il safari montiamo nell’Hyper pulmino e ci dirigiamo verso Città del Capo (Cape Town) attraversando la Wild Coast, fermandoci ad Hermanus a vedere le balene, sorseggiando del buon vino nella zona di Stellenbosch, rimanendo estasiati dalla bellezza di Capo di Buona Speranza e dalla particolarità delle Table Mountain…..

CENNI STORICI

Nel 1846, l’esploratore portoghese Bartolomeu Dias oltrepassò il Capo di Buona Speranza, aprendo la via marittima dall’Europa all’India. Furono però gli olandesi i primi a creare un insediamento stabile in Sudafrica, nel 1652, fondando quella che sarebbe poi diventata Città del Capo. I coloni (detti boeri, “contadino” in olandese) diedero vita a una comunità attiva e prosperosa (la Colonia del Capo).
In seguito alla caduta dell’Olanda, gli inglesi occuparono la Colonia del Capo alla fine del XVIII secolo. L’occupazione britannica portò molti boeri a mettersi in marcia verso nord, alla ricerca di nuove terre. I “boeri” giunsero a fondare una serie di piccole repubbliche, in seguito unitesi nello Stato Libero di Orange e nella Repubblica del Transvaal. Anche queste repubbliche furono in seguito annesse dall’Impero Britannico, che a cavallo fra il XIX e il XX secolo unificò tutto l’odierno Sudafrica attraverso una serie di guerre. La cosiddetta Unione Sudafricana fu formalmente costituita come dominion all’interno del Commonwealth; il diritto di voto fu però concesso esclusivamente ai cittadini di razza bianca.
Nel 1948, il partito di maggioranza, il National Party, instaurò il regime di segregazione razziale noto come apartheid, durante il quale la popolazione nera (che era ancora esclusa dal suffragio) perse gran parte dei propri diritti civili.
La crescente ostilità internazionale al regime dell’apartheid, insieme al crescere dei movimenti interni di opposizione nera come l’ANC, portò al crollo del sistema nel 1991. Il 27 aprile 1994 si tennero le prime elezioni democratiche con suffragio esteso ai neri, in cui venne eletto il leader dell’ANC Nelson Mandela (premio Nobel per la pace nel 1993).

CENNI ECONOMICI

Il Sudafrica è un paese in via di sviluppo a reddito medio, con abbondanti risorse, ben sviluppato in finanza, comunicazioni, energia e settori dei trasporti, la borsa valori è fra le prime dieci del mondo. Tuttavia, anche se lo sviluppo è stato positivo per dieci anni consecutivi, non ha ridotto il 30% di disoccupazione e rimangono i problemi dell’era dell’apartheid, la povertà e la mancanza di potere economico fra i gruppi svantaggiati. Altri problemi sono il crimine, la corruzione e AIDS. All’inizio del 2000, il presidente Mbeki promise di promuovere sviluppo economico e l’investimento straniero, tagliare le spese e privatizzare.
Punti di forza: è l’economia più sviluppata dell’Africa; altamente diversificata e con infrastrutture moderne. Il settore finanziario è molto forte negli investimenti mobilizzati. Il settore manifatturiero è in crescita. Le risorse naturali sono varie, in particolari minerali di importanza strategica.
Punti di debolezza: le incertezze politiche scoraggiano gli investimenti stranieri, Crescita troppo debole per superare le privazioni della maggioranza nera. Boom demografico.
Il tasso di crescita del PIL è di circa il 4,5% . Il 95% della popolazione ha un’età inferiore ai 65 anni, ma la crescita (della popolazione) è negativa a causa di un tasso natalità dell’1,8% contro un tasso mortalità del 2,2%. La speranza di vita alla nascita è di circa 43 anni….e ci sono quasi 400.000 morti di AIDS ogni anno. Il tasso di alfabetizzazione è, circa, l’86%. Per approfondire cliccate qui.

LA VALUTA LOCALE: IL RAND

Come, ormai di abitudine, il buon Ardat si è occupato, alla grande, di analizzare il Rand sudafricano.

INVESTIRE IN FONDI, ETF E CERTIFICATES

Come detto più volte, il Sudafrica è stato inserito, solo ultimamente, fra i paesi emergenti e non esistono fondi specifici che investono in queste terre. Sicuramente nel prossimo futuro ci saranno fondi “dedicati” su questa economia….per ora ci dobbiamo accontentare di “mix”, cioè comparti che prendono in considerazione anche il Sudafrica.
Il più recente è il fondo EMEA di Fidelity (ne abbiamo già parlato nel blog) per la scheda prodotto cliccate qui. Per inciso questo fondo è stato inserito nel nostro Portafoglio Virtuale (di prossima pubblicazione).
In attesa che migliori la situazione, per quanto riguarda il “gestito attivo”, non ci resta che passare il microfono al nostro “consulente” ETF Scaurus.

Doc Moretti

ANALISI DELL’INDICE JSE

JSE

Ecco un grafico mensile della borsa Sudafricana, che dire, veramente poco direi, parla da solo. Ovvio che non possiamo finire nel qualunquismo del “se avessi fatto” e allora mi limito ad una considerazione puramente matematica. Questo è un indice che mostra una evidente capacità di creare trend “puliti” ovvero con poco rumore di fondo..siamo per la verità anche aiutati dal campionamento mensile ma a parità di esso è ben lungi da indici più navigati quali quelli europei. Ma cosa è un trend in senso matematico? E’ la capacità di “memoria” di una serie numerica, ovvero della serie dei prezzi. Non mi inoltro in spiegazioni matematiche, per dirla molto terra terra la memoria di un mercato è metaforicamente identificabile come la autopercezione di esso, se il mercato potesse parlare all’indomani di una seduta positiva direbbe “ieri ho chiuso al rialzo, proverò a farlo anche oggi”. Badate bene il “proverò a farlo” e non il “ci riuscirò sicuramente”!!! Un modo classico per aumentare la memoria di una serie numerica è di considerare non già se stessa bensì una sua media. Ecco perchè le medie mobili sono gli strumenti algoritmici più affidabili e robusti, vanno a cercare ciò che veramente conta nel comportamento di un mercato. Che cosa se ne deduce da ciò? Se ne deduce che se in un mercato X un semplicissimo Trading system basato sulle medie mobili guadagna di più rispetto al medesimo sistema su un secondo mercato Y abbiamo una importante informazione: il mercato X ha più memoria del mercato Y. E’ una misurazione matematica empirica ma efficace e ci dice una cosa importante: X ha una maggiore capacità di produrre trend stabili e duraturi ergo necessita di un timing meno maniacale per essere tradato con profitto, è ovvio il perché…se i trend sono più lunghi mi posso permettere di entrare ed uscire con meno precisione e guadagnare comunque. Tutto ciò non rappresenta una previsione ed è chiaro che il mercato può assolutamente cambiare comportamento quando vuole…ma la statistica e lo studio del comportamento sono le basi per qualunque strategia finanziaria dunque non è proprio da poco sapere che tipo di mercato abbiamo di fronte anche perché è ugualmente dimostrato che nessun indice o asset varia radicalmente da un giorno all’altro e quindi con una attenta verifica continua il Trader può comunque adeguarsi alle variazioni o addirittura scegliere di cambiare mercato stesso se lo ritiene opportuno. Alla luce di quanto visto in figura ritengo dunque il mercato sudafricano buono per una operatività rilassata e profittevole.

Ing. Bertolino

PICTET WATER: CORRIAMO SULLE ACQUE

l’angolo del gestito

Buongiorno Blog’s People!
Vi siete mai chiesti su cosa si basa un PF per scegliere i fondi per costruire un portafoglio? A questa domanda il 120% degli intervistati (ironico, ma mica tanto…) ha risposto: sceglie i fondi dove guadagna di più. Gli altri con un laconico No Comment.
Invece, amici, vorrei svelarvi un gran segreto: anche noi PF (non tutti, ma molti sì) siamo umani e le nostre scelte sono dettate dalla “simpatia” verso una casa d’investimento (o un gestore) piuttosto che un altro. Attenzione! Per simpatia non intendo il significato nudo e crudo del termine (“è un incompetente, ma simpatico”, per esempio) ma una preferenza verso quelle case (o gestori) che sono “serie” e “poco deludenti”.
Anche io, come tutti i PF “umani”, ho una mia, precisa, scaletta di preferenze. Ci sono dei fondi che “adoro” (per come sono presentati, per come sono gestiti) e altri che faccio finta di non conoscere (anzi, li ignoro).
Partendo da questa idea vorrei cominciare a “presentarvi” quelli che sono i MIEI PREFERITI. A volte non saranno i migliori in assoluto (troppo facile, sennò) ma, quasi sempre, parleremo del meglio che può offrire la piazza.
Il primo fondo che andrò a presentarvi, Signore e Signori, è il PICTET WATER cl. R.

Obiettivo d’investimento
Obiettivo del Comparto è investire in azioni di società di tutto il mondo operanti nel settore idrico. Grazie alla vasta esperienza del team di investimento e alle competenze del settore di un comitato di consulenza dedicato, il Comparto è rivolto alla ricerca di società con solido potenziale commerciale.

Team di Gestione.
Hans Peter Portner, Philippe Rohner, Louis-Mathieu Perrin.

I settori dove investe.
38,60% trattamento e fornitura acqua;
36,20% tecnologie relative all’acqua;
14,00% servizi ambientali
9,00% acqua minerale
2,20% liquidità

La ripartizione geografica.
32,90% Usa
17,50% Francia
12,90% Gran Bretagna
8,00% Svizzera
6,00% Giappone
3,60% Canada
3,50% Italia
3,20% Austria
3,10% Finlandia
7,10% altro
2,20% Liquidità

Le prime 10 posizioni.
Veolia Environnement 7,40%
ITT 5,00%
Suez 4,90%
Nestlè 4,40%
Gruppo Danone 4,30%
Wastle Management 2,60%
Fortum 2,50%
Pentair 2,30%
Severn Trent 2,20%
United Utilities 2,10%

Gli indicatori.
Standard Deviation: 11,01%
Indice di Sharpe: 0,93
Alfa: 5,28
TEV: 5,86
IR: 0,77
Beta: 0,87
R-quadro: 74%

Costi: TER: 2,56% p.a. (commissioni di gestione: 2,30% p.a.)

Profilo di rischio: Medio-alto

(Fonte dei dati http://www.pictetfunds.com)

Il mio parere.
Stiamo parlando di un fondo “settoriale” ben specifico. La volatilità del fondo (S.D) è abbastanza buona. Siamo in presenza di una gestione attiva, anche se il beta ci “consegna” (virtualmente) un fondo abbastanza difensivo (<1). Ma, come abbiamo appreso, il beta non è molto veritiero, in questo caso, in quanto le operazioni fuori benchmark sono superiori al 25%. La gestione, oltre che attiva, è anche piuttosto efficiente (IR 0,77 e alfa 5,86%). Qui di seguito inseriamo il grafico del fondo con sovrapposto un indicatore di entrata-uscita.

Pictet Water

Non si tratta di un fondo per “speculare a breve” ma un fondo da tenere in portafoglio. Motivo? L’acqua diventerà una “rarità” nel futuro, quindi…….
Il fondo Pictet Water rientra fra i fondi da noi scelti per la composizione di un portafoglio virtuale che verrà, a breve, pubblicato ed aggiornato.
Con affetto, il vostro adorabile promotore di quartiere.

Doc Moretti

Dax delle mie brame chi è il più lonzino del reame??


Dax

La barra odierna del Dax è entrata in territorio di un precedente impulso ribassista come evidenziato dalla linea orizzontale verde e segnato nel cerchio rosso colorato in giallo. Seppur attualmente di pochi tick, dunque da verificare adeguatamente domani, tale configurazione non lascia spazio secondo Elliott a dubbi alcuni: il movimento da B a C andato in onda ultimamente sui grandi schermi finanziari non è un trend ribassista altrimenti sarebbe possibile contare 5 onde ed invece la regola elliottiana che vuole ipotetica onda 4 mai sovrapporsi ad onda 1 inchioda spietatamente l’analisi a considerarla una correttiva. Il dubbio lo avevo avuto anche sui precedenti movimenti da luglio in poi, in nessuno è possibile identificare un movimento a 5 onde…sebbene il Dax appariva ingarbugliato esso in realtà emetteva una flebile voce, da me raccolta in mercati più limpidi quali gli Americani dove ho formulato il mio scenario Pink che prevede il ritorno su new High Ground…ovvero il top del toro 2003-200? non è ancora formato. Ho detto l’altro giorno che non è il movimento di un giorno a mandare all’aria scenari di medio termine quali il Pink ed il Brown, ma è chiaro che a questo punto salvo imprevisti (sempre possibili sui mercati) le probabilità del Brown si fanno ancora più sottili. Anche qui sul Dax c’è la possibilità di un triangolone, all’interno delle linee verdi che ho tracciato, insomma, io ragiono sempre per probabilità e mai per certezze e credo sia PALESE che lo scenario Pink da ben 4 mesi ed oltre tiene banco in maniera perfetta alla faccia di tutti i sensazionalisti da strapazzo, alla faccia di chi sostiene che chiuderanno pure le borse e rimarremo con le candele al posto delle lampadine, alla faccia di chi ragiona di economia ed invece farebbe meglio a vendere i salumi a 100 euro + IVA. Signori, un grafico è un grafico e chi lo sa leggere va come si suol dire… “in c..o a tutti”.

Outlook HyperTrader

Pink 75%
Brown 25%

At Salut

Alessandro Bertolino

PENSIERI CAPOVOLTI: AUSSIE RISPONDE A…..

Aussie risponde

Buonasera Blog’s People!
Alessandro ci manda una mail da girare ai nostri “cugini” australiani dove chiede quali sono i paesi con i quali l’Australia ha maggiori rapporti commerciali e in quale moneta vengono regolati questi rapporti.
Risponde direttamente Francesco, Console italiano a Brisbane.

Carissimi,
approfitto della domanda di Alessandro per dare qualche dato “fresco-fresco”, perché come forse sapete qui e’ iniziata da pochi giorni la stagione delle piogge…Per adesso effetti sul commercio non sembrano esserci, se e’ vero che secondo l’Istituto Centrale di Statistica australiano nei primi sei mesi del 2007, l’interscambio dell’Australia con il resto del mondo e’ cresciuto del +5,58% rispetto al 2006 (171,9 miliardi di dollari australiani). Rispondo anche alla domanda in quale valuta sia espresso il commercio. Malgrado i dati siano in dollari australiani (calcolate all’incirca che un Euro=0.60 Dollari Aus), la valuta commerciale per questo Paese e’ il Dollaro USa. Ma torniamo alle piogge…qualche nuvole all’orizzonte forse c’e’ se si considera che l”incremento dell”interscambio e’ stato causato dalle maggiori importazioni (89,6 miliardi in valore assoluto e +5,55% rispetto al 2006) e delle esportazioni (82,2 miliardi e +5,6%). Il saldo negativo della bilancia commerciale cresce (-7,4 miliardi di dollari).

Invece tutto sereno per quello che riguarda i rapporti con l’Europa…L’Unione Europea mantiene la propria quota di mercato in Australia.

Vediamo il dettaglio:
Importazioni. La Cina e’ il primo fornitore con 12,8 miliardi (+14,8%). Gli Stati Uniti sono il secondo con 12,1 miliardi (+3%). Seguono Giappone con 8,6 miliardi (+1,5%), Singapore con 5,1 miliardi (-10,1%), Germania con 4,5 miliardi (+6,6%), Regno Unito con 3,8 miliardi (-42,5%), Thailandia con 3,7 miliardi (+34,1%) poi Malesia con 3,4 miliardi (-3,7%), la Corea del Sud con 2,8 miliardi (-23,9%), la Nuova Zelanda con 2,7 miliardi (+4,8%) e l’Indonesia, con 2,6 miliardi (+4,1%). Composizione merceologica delle importazioni australiane: al primo posto macchinari e macchine da trasporto pari al 42,3% sul totale delle importazioni (+5,4%), poi articoli manifatturieri vari pari al 13,3% (+14,5%), carburanti minerali, lubrificanti e relativi materiali pari al 12,3% (in calo del 9,1%), prodotti manifatturieri primari pari al 11,8% (+16,2%).
Esportazioni australiane.

Esportazioni. I maggiori mercati per le esportazioni dell’Australia sono il Giappone con 15,7 miliardi (+1,2% rispetto allo stesso periodo del 2006), la Cina con 11,5 miliardi (+26,6%), la Corea del Sud con 6,4 miliardi (+12,7%) , l’India con 5 miliardi (+33,6%) e gli Stati Uniti con 4,7 miliardi (-5,5%). Seguono la Nuova Zelanda con 4,4 miliardi (+12,3%), Taiwan con 3 miliardi (-2,3%), il Regno Unito con 2,7 miliardi (-41,8%), la Tailandia con 2,2 miliardi (-1,1%) e Singapore con 2 miliardi (+3,9%). Composizione merceologica delle esportazioni australiane: carburanti e minerali continuano ad essere al primo posto. I minerali rappresentano il 24,6% delle esportazioni, seguiti dai carburanti (22,7%), i manufatti (11,6%) ed i prodotti alimentari e animali vivi (10,4%).

Interscambio con l’Italia. Si e’ registrata una crescita delle nostre esportazioni del +19,05% ed una diminuzione delle importazioni (-9,16%). L’interscambio e’ aumentato del 10,6% (+305 milioni), passando da 2,8 miliardi nel 2006 a 3,1 miliardi nel 2007. Il nostro Paese occupa il quattordicesimo posto tra i partner commerciali dell’Australia. E’ ventesimo per livello di importazioni dall’Australia, con 774 milioni ed una quota di mercato dello 0,9%. Si trova al dodicesimo posto per esportazioni in Australia con 2,3 miliardi con una quota del 2,7%. Tra i Paesi dell’Unione Europea, l’Italia e’ il terzo esportatore verso l’Australia dopo la Germania ed il Regno Unito ed il quarto tra gli importatori dopo Regno Unito, Olanda, Svizzera e prima della Francia.

Forse vi interessa anche la composizione merceologica delle importazioni italiane dall’Australia: carbone al primo posto con il 20% sul totale delle esportazioni australiane verso l’Italia. Seguono la lana con l’11,7%, le pelli con il 7,9%, l’alluminio con il 6,9% e il nichel con il 6,4%. Con quote minori seguono navi e strutture galleggianti (2,3%), pelli e cuoio naturali (1,8%), rame e minerali di ferro (1,6%).

Per completezza, vi lascio con i saluti e la composizione merceologica delle esportazioni italiane in Australia: al primo posto medicinali, con una quota pari al 6,7% sul totale importazioni Australiane. Seguono gli apparecchi per telecomunicazioni con quota del 4,6%, i macchinari specializzati con il 3,2%, le apparecchiature movimentazione meccanica con il 3%, i macchinari non elettrici e gli utensili con il 2,5%, i gioielli con il 2,2%, i grassi vegetali e gli olii con l’1,6% ed i materiali da costruzione in argilla con l’1,5%.

A presto

Francesco

Alessandro, speriamo che la tua curiosità sia stata appagata. Gli altri che hanno scritto (a parte quelli che chiedevano il numero di telefono di Mariangela) avranno le loro risposte. Promesso. Nel frattempo continuate a scrivere a aussie_risponde@email.it.
Con affetto, il vostro adorabile promotore di quartiere.

Doc Moretti

Irremovibili


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Comtinua la danza NewYorkese…anche oggi barra alternata rispetto a quella di ieri e soprattutto vediamo il Dow ripercorrere lo stesso tragitto all’indietro..è inutile cercarlo, non c’è trend, non c’è momentum, a meno di improvvisi cambiamenti tutto ciò che sta andando in onda da 8 sedute non è un trend ribassista. Una ulteriore aggravante che tenta di smascherare l’Orsetto fantasma è il persistere dei prezzi all’interno di un cuneo, figura di inversione tra le più potenti e a meno di non essere ciechi il cuneo è volto verso il basso ergo lascio a voi interpretare da che parte esso “chiama” l’inversione. A in 3 onde, B idem con Bull Trap incorporata, C in 5 onde ma convergenti e dunque impulso a 5 si, ma non di natura “impulsiva” bensì più affine alla correzione. Lo dico dal lontano Agosto…a me questo sembra un Irregular Flat e niente più e se è tale anela ad una sola cosa: nuovi massimi sugli indici americani. C’è la variante triangolo…ma anche quella è da etichettare tra le corrective waves e dunque sempre in odor di nuovi top. Non vi sono sufficienti elementi per considerare quanto va in onda da Luglio una inversione di tendenza e dato che il trend di lungo è ancora ben canalizzato la logica parla chiaro: l’Orso è finto. Per carità..basta una seduta con un -10% a far sballare tutto..il gioco della borsa è questo, mai essere sicuri di ciò che appare, ma non si può nemmeno far finta di non vedere o peggio vedere solo quello che si vuole. Sarà rally natalizio? Sarà da Gennaio? Sarà quel che sarà, queste cose le affido ai mendicanti di gloria o di 100 euro + IVA o con reperibilità 24h su 24h per salvare il mondo in qualità di supereroi in tutina. Noi qui non siamo supereroi…siamo professionisti e valutiamo i mercati in senso “probabilistico”, mi verrebbe di dire quasi “scientifico”, meglio forse “logico-statistico”. Le certezze non ci sono mai piaciute…dove sarebbe il divertimento a quel punto?
Non cambio OutLook:

Pink 70%
Brown 30%

In virtù di ciò sapete che il blog ha annunciato posizioni rialziste di medio periodo onde seguire il Pink, nel caso del Brown la nostra strategia sarà di attendere comunque un corposo rimbalzo e verificare la possibilità di posizionarsi al ribasso.

Per il resto oggi ho comprato una scatola di candele, non si sa mai…andasse via la luce!

Alessandro Bertolino

Dancing on the Dow


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Due righe per spiegare perchè ciò che sta succedendo non mi convince a cambiare ottica di medio periodo. Ho rappresentato in figura il concetto di “Barre alternate” rispetto alle aperture ed alle chiusure, tale pattern (quando se ne vedono almeno 4 in fila) è il primo campanello di allarme per un mercato in congestione….si avete inteso bene, nonostante si scenda questo che è andato in onda fino a ieri (oggi vedremo…) non è un mercato in trend. Un trend genuino non alterna aperture e chiusure in questo modo, questo che vediamo è il tipico incedere (per ora..ribadisco) del “raschiare il barile”, nelle barre a chiusura sopra la Open c’è chi ha comprato..è ovvio..ed è ovvio che non sono i piccoli pesci a determinare dove chiude una seduta. Continuo a pensare che siamo vicini ad un punto di svolta rialzista di cui, preciso, non vi è sul grafico alcun punto di entrata visibile, ma fino a che non vedo direzionalità ben definita (rialzo o ribasso che sia) per me questo è, e rimane, un mercato che non sa dove andare (o lo sa benissimo chi lo sta pilotando ma solo lui!!!) e la discesa che ne sta conseguendo è solo un “prodotto” di trame sottostanti…non è un vero trend. Per lo meno..lo è da 7 sedute borsistiche, quando questa “melina” finità potremo riconsiderare le disquisizioni sugli scenari..fino ad allora ci si gode queste montagne russe senza chiedersi alcunchè.
Alessandro Bertolino