IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: LA COREA (DEL SUD)

Seoul by night

Buongiorno Blog’s People!
Visto che, a quanto pare, il futuro passerà di qua (paesi emergenti) continuiamo la nostra escursione asiatica.
La truppa, questa settimana, soggiornerà in Corea…. Nord o Sud? Economicamente parlando scegliamo quella del Sud.

CENNI STORICI

La penisola coreana è divisa fra la Corea del Nord e la Corea del Sud, due nazioni diversissime e a lungo ostili – la prima è uno stato comunista e filo cinese, la seconda capitalista e filo statunitense. I due stati, risultato della seconda Guerra Mondiale e della Guerra di Corea, sono tecnicamente ancora in stato di guerra.
Nonostante le divisioni politiche, la Corea può considerarsi un paese singolo, come la Germania Est e la Germania Ovest prima della loro riunificazione. La popolazione si considera coreana, la lingua parlata è considerata semplicemente lingua coreana (hangul), e ambedue gli stati affermano di rappresentare l’intera popolazione della Corea.
I tre regni principali della Corea furono unificati dal Regno di Scilla verso l’anno 660. Lo stato di Scilla fu poi conquistato dal Regno di Koryo nel 936, e dal nome di Koryo deriva il nome moderno della Corea (chiamata Cauli da Marco Polo).
Nel 1897, il re Gojong divenne il primo imperatore dell’impero Coreano, ma nel 1910 il paese fu conquistato dal Giappone. Dopo la sconfitta dell’Impero Giapponese nel 1945, la penisola fu divisa in una zona di occupazione sovietica (a nord del 38° parallelo) e una zona di occupazione statunitense (a sud del 38° parallelo).

CENNI ECONOMICI

La Corea del Sud ha avuto un processo di crescita economica e di integrazione nell’economia mondiale impressionante, tanto da essere una delle quattro TIGRI ASIATICHE. Dopo la Guerra Coreana il PIL pro capite era allo stesso livello dei più poveri paesi di Africa e Asia. Oggi il PIL pro capite sudcoreano è circa 20 volte quello della Corea del Nord e allo stesso livello delle economie meno sviluppate dell’Unione Europea. Il successo, nei tardi Anni Ottanta, fu ottenuto grazie a un sistema di stretti rapporti tra il governo coreano e le imprese (tra esse, i grandi conglomerati detti chaebol), che comprendeva crediti diretti, restrizioni sulle importazioni, sponsorizzazione di determinate aziende e un forte aumento di produttività dei lavoratori. Il governo promosse l’importazione di materie prime e tecnologia avanzata a discapito dei beni voluttuari, incoraggiando il risparmio e gli investimenti piuttosto che il consumo. La la crisi finanziaria asiatica del 1997 ha poi mostrato debolezze strutturali del modello di sviluppo sudcoreano, quali l’alto rapporto debito/bilancio, il massiccio ricorso all’indebitamento estero e l’indisciplina del settore finanziario. Nel 1998, la crescita cadde al 6,6% per poi balzare al 10,8% nel 1999 e al 9,2% nel 2000. La crescita scese ancora nel 2001 al 3,3%, a causa del rallentamento dell’economia globale, della caduta delle esportazioni e della percezione che le tanto necessarie riforme dei settori bancario e industriale fossero bloccate. Tuttavia, trainata da industria e edilizia, la crescita nel 2002 è stata un impressionante 5,8%, a dispetto della flebile crescita globale. Oggi la Corea del Sud si attesta intorno alla 100esima posizione (a livello mondiale) con un PIL del 4,8%.
Circa il 10% della popolazione ha un’età superiore ai 65 anni, l’aspettativa di vita alla nascita è di circa 77 anni, circa il 98% della popolazione è alafabetizzata.

La moneta è lo Won che si è “divertito” l’esperto del forex Ardat ad analizzare…..vedere per credere!

FONDI, ETF E CERTIFICATES

Morningstar segnala diversi fondi comuni e sicav che investono in Corea. Noi scegliamo i primi 3 con il solito criterio (rendimento medio a 3 anni e almeno 3 stelle). Ecco il risultato:

FONDO R medio DS SHARPE R-quadro BETA ALFA TREYNOR
JF KOREA FUND Inc 46,96% 20,02% 1,80 86,28 0,90 7,91
47,34%
FIDELITY FUNDS KOREA A
48.84%
21,57%
1,74
91,78
1,02
5,30
43,61%
CAAM FUNDS KOREA S Acc
42,24%
19,51%
1,69
87,94
0,91
4,59
41,63%

Come potete vedere i fondi di JPM e Fidelity “staccano” il terzo (in rendimento medio), in quanto CAAM ha una volatilità inferiore (ma non di molto). Fra i primi due, sinceramente, la scelta cade su JPM: meno aggressivo (teoricamente) e con un alfa nettamente superiore. Fra i due è anche quello che ha la volatilità più bassa. Oddio, non è che scegliendo Fidelity si cada male….
Come potete vedere dai valori sulla colonna della Standard Deviation (volatilità) si tratta di investimenti altamente rischiosi, quindi non adatti a chi vuole il “capitale protetto”.
Per la panoramica completa su ETF e certificates passiamo la parola al mitico Scaurus.

Doc Moretti

INDICE COREANO: KOSPI

kospi

L’indice Koreano ha macinato un bel 400% dal 2003, tra l’altro in maniera ordinata senza esaltazioni alla “cinese”, da questo punto di vista si rivela sicuramente un mercato interessante. I canali sono ben formati, ho evidenziato in figura nei riquadri verdi le correzioni di grado maggiore ovvero quelle che hanno traghettato l’indice da una sponda all’altra. Si vede bene (soprattutto nell’ultima fase attuale) che i segmenti di salita si sono accorciati (segnati in celeste), questa altro non è che una perdita di momentum (come vedete l’occhio ed il buon senso valgono più di mille indicatori…). Anche qui ipotizzare posizioni di lungo termine mi sembra difficile a meno di accumoli pazienti ma per questo è più indicato il Moretti, non certo io! Una cosa evinco dalla figura, qui la possibilità di essere a fine trend è evidente, i “maghi” dei vari DowJones e SP500 sembrano non esser presenti a truccare le carte..che sia la “quadra” per decretare la fine del Toro anche qua in Occidente? Vale comunque sempre il solito: fino a che tutto è dentro i canali il trend è intatto.

Ing. Bertolino

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