SUPERCLASSIFICA SCIO’: NATALE IN CASA HYPERTRADER

caffè con Hyper

Siete caldi? Siete pronti? Avete fatto anche gli ultimi regali? A scommessa che vi manca da fare quello al parente più antipatico e più ignorante….quello che lasciate sempre per ultimo perchè “non ci voglio spendere più di 2 euro” e alla fine gli fate il regalo più costoso perchè non c’è rimasto più niente da comprare? Avete riciclato i regali che non vi piacciono? Attenti a non sbagliare destinatario! Avete continuato a fingere con i vostri figli che Babbo Natale esiste? Non vi preoccupate, sono anni che sanno che non esiste…ma fingono di crederci per non deludervi! D’accordo con Michelino, questa volta lasciamo spazio a articoli che parlano del Natale…..la consueta programmazione ripartirà col 2008!
E allora via! Si parte!

Questo Anno è Proprio un Brutto Natale. Parola di Natale Babbo e della Befana


PRESERVATIVI CON GLI OCCHI A MANDORLA

ADOTTA UN CONSIGLIERE

Stanlio & Ollio vs Babbo Natale

Babbo Natale preso a pistolettate

E…gran finale…solo per questa volta, vi permettiamo di spammare liberamente sui commenti! Quindi, concludete voi, questa settimana, il SUPERCLASSIFICA SCIO’!!!!!!!!!!!!!!!!!

ITEROLLL, EHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH

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14 Risposte

  1. Non è molto natalizio (sigh!)
    ( :mrgreen: )

    Il collasso del moderno sistema bancario è alle porte
    A cura di Pieraldo Frattini – 20 dicembre 2007

    Le banche non hanno le riserve per coprire le perdite accumulate dai loro assett e la Fed non può salvarle.
    I mercati azionari sono scesi bruscamente la scorsa settimana in seguito a notizie poco incoraggianti relativi al rialzo del tasso di inflazione che potrebbe limitare un abbassamento ulteriore dei tassi di interesse; siamo ora molto vicini all’accensione della spia che segnala l’inizio di un mercato orso, ossia di discese protratte delle borse. Il settore finanziario è stato finora il più colpito con una perdita di capitalizzazione del settore del 25% dal luglio scorso ad oggi. Il mercato immobiliare americano manifesta segni di rallentamento sempre più inquietanti e perfino il governatore della California ha annunciato che dichiarerà l’emergenza fiscale in gennaio a causa della perdita in bilancio di 14 bilioni di dollari causati dalle perdite legate alle obbligazioni garantite da mutui.

    Il capo economista di Morgan Stanley, Stephen Roach, sul New York Times di domenica scorsa affermava:”Questa recessione sarà piu’ grave di quella mite del 2001-2003; la causa della recessione precedente fu il crollo della spesa della aziende che al suo picco, nel 2000, si aggirava attorno al 13% del Pil Usa, la recessione attuale sarà imputabile alla capitolazione della spesa dei consumatori che costituisce il 72% del Pil Usa.”
    Molte persone non hanno idea di quanto sia grave la situazione provocata dalle prossime perdite di valore, dell’ordine di alcuni trilioni di dollari, delle obbligazioni legati ai mutui; c’è ancora radicata la convinzione che la Federal Reserve ed il Tesoro americano possano risolvere la situazione. Purtroppo non sarà possibile perché la Fed non ha poteri magici e non si metterà sulla scia di una valanga per non essere spazzata via lei stessa. Mentre la crisi dei mutui si approfondirà ed i fallimenti di banche ed istituzioni finanziarie porteranno a forti discese dei mercati la Fed si metterà da parte.

    Nelle scorse settimane Bernanke, il capo della Fed e Paulson, il capo del Tesoro, hanno messo in piedi alcune strategie fallimentari: prima hanno cercato di salvare i bilanci delle grandi banche di investimento prospettando la creazione del cosiddetto “super Siv” uno strumento creato apposta per scaricare su di esso un gran numero di mutui sostanzialmente senza neppure più un mercato che stavano in conto alle banche. Dopo che il piano Siv non è riuscito ha proposto un congelamento dei tassi di interesse per le rate dei mutui dei cittadini a rischio di insolvenza: anche questo progetto è stato abbandonato perché dei 3,5 milioni di proprietari immobiliari a rischio fallimento solo 140 mila sarebbero stati temporaneamente salvati. Paulson non si è dimostrato all’altezza dei suoi compiti come il capo della Fed, Bernanke, la cui ultima mossa a favore della ripresa economica strozzata da problemi di disponibilità di credito che non si vedevano da decenni, è stata il misero taglio dei tassi di soli Ÿ di punto. Pare che Bernanke stia facendo solo del suo meglio nel seguire il consiglio di Lenin: “Il miglior modo per distruggere il capitalismo è svalutare la sua moneta”. Il dollaro è infatti in caduta libera a causa della politica monetaria.

    La decisione della Fed e di altre banche centrali di aggiungere liquidità nel sistema attraverso audizioni per abbassare il tasso Libor (tasso a cui si prestano denaro le banche tra di loro) che è a livelli pericolosamente alti è stato solo poco più che un piccolo regalo alle banche in difficoltà. Inoltre le banche che approfitteranno del regalo avranno la facoltà di chiedere l’anonimato. Dopo queste audizioni comunque il tasso è rimasto pressoché ai livelli precedenti indicando quanta paura hanno le banche nel farsi prestiti tra loro preferendo accumulare liquidità per far fronte all’emergere alla luce delle loro prossime gravi perdite legate al tracollo dei mutui.

    Uno dei più ascoltati economisti inglesi, Peter Spencer, ha lanciato un allarme sabato scorso:”Il governo deve sospendere una serie di regolamentazioni bancarie o il rischio è di avere un’economia in così grave crisi che la depressione del 1929 in America in confronto fu una passeggiata.” Spencer ha ragione, le banche non hanno soldi da prestare alle aziende o ai consumatori perché stanno cercando di aumentare la loro liquidità per far fronte ai capitali minimi che devono avere in cassa rispetto ai loro assett impegnati che stanno perdendo valore ogni giorno di più. Se le regole bancarie di Basilea non vengono modificate in fretta i mercati del credito non si rilasseranno, il Pil scenderà e ci saranno le corse alle banche.
    Anche Bill Gross, il più grande gestore americano di obbligazioni ha affermato recentemente: “Stiamo assistendo al tracollo del nostro moderno sistema bancario”.

    L’economista Ludwig von Mises è ancora più corretto nella sua analisi: “Non esiste modo di evitare il collasso finale di un boom generato dall’espansione indiscriminata del credito. E’ solo questione se la crisi arriverà appena sara’ abbandonata la politica dell’espansione del credito o in seguito sotto formo di totale distruzione del sistema e del suo sistema monetario”.
    Il problema di base si originò quando la Fed , con a capo Greenspan, abbassò i tassi di interesse per 31 mesi di fila iniettando nel sistema trilioni di nuovi dollari dando vita ad una serie di bolle speculative tra cui anche quella immobiliare. La dottrina della deregolamentazione che ha dominato i mercati americani dal periodo Reagan ha pure avuto la sua grande responsabilità nel creare gli squilibri attuali. Ora che la bolla è scoppiata l’inflazione, prima nascosta negli assett finanziari ed immobiliari, ha fatto la sua apparizione alla luce del sole. La deregolamentazione ha permesso la nascita della “finanza strutturata”, detta anche sistema finanziario ombra, che ha permesso alle banche di creare soldi a volontà attraverso il meccanismo di stampa (facoltà in precedenza della sola banca centrale).

    David Roache ne spiega il funzionamento sul Wall Street Journal: “La ragione della crescita esponenziale del credito è stata dovuta al fatto che le banche hanno avuto la facoltà di non tenere iscritti i mutui concessi nella loro contabilità, ma di impacchettarli e venderli come obbligazioni. In questo modo hanno creato un’infinita’ di mutui non coperti dalle dovute garanzie bancarie.” Questo spiega perché le banche per far profitti abbiano concesso mutui anche a chi non aveva i requisiti per ottenerli incassando maree di denaro.
    Ora fortunatamente questo meccanismo si è rotto e la principale fonte di reddito delle banche è venuta a mancare; il mercato delle obbligazioni garantite dai mutui è calato di 1/3 (equivalente di 400 bilioni di dollari) in sole 17 settimane. Le banche non hanno le riserve per coprire i loro assett svalutati e le banche centrali non possono monetizzare le loro perdite. Non c’è via d’uscita. Ci saranno bancarotte e banche che falliranno e tutti pagheranno il prezzo per questi eccessi. Gli utili alle banche e le loro perdite da dividersi tra la collettività. Gli investitori hanno perso appetito per il rischio e non ne vogliono più sapere nulla di obbligazioni strutturate e ciò significa che circa 3 trilioni di dollari di debiti si schianteranno dando un gran colpo all’economia.

    Trilioni di dollari di “capitali virtuali” creati dal nulla con la securitizzazione quando i mercati volavano sulle ali dell’ottimismo spariranno in un colpo quando il mercato sarà portato dalla paura. Il processo è iniziato e chi ne è consapevole può ancora fare qualcosa per proteggersi.

    Pieraldo Frattini
    Consulente indipendente in investimenti finanziari
    Autore del sito di controinformazione finanziaria:www.demetrainvestimenti.com

  2. Quando gli economisti riusciranno a prevedere una, dico una recessione, con un errore temporale di 6 mesi, oppure quando noi lettori riusciremo a reperire notizie via internet o sui giornali realmente vere e premonitrici… ebbene quando tutto ciò accadrà vorrà dire ke alzando gli occhi al cielo vedremo mandrie di promotori finanziarii trainare slitte volanti con a bordo Prodi e Berlusconi vestiti da babbo natale ke distribuiscono allegria e benessere a tutti quanti.

    Non so quanti sono riusciti a leggere fino in fondo l’articolo postato qui sopra, io nn c’e l’ho fatta, sono svenuto piu volte e ho tentato il suicidio, provate ad arrivare in fondo a cio ke vi posto qui sotto, per avere un quadro reale e obbiettivo della situazione attuale. Quando succederà sto benedetto crollo globale ricordatevi ke nessuno lo avrà letto il giorno prima sui giornali e tanto meno su internet.

    Auguri e buon 2008

    http://digilander.libero.it/profste/%5BTrading%20ebook%20ITA%5D%20Stefano%20Bargiacchi%20-%20Profste%20-%20Analisi%20Crisi%20Subprime%20profste.pdf

  3. e visto ke è quasi natale vi regalerò un post culturale, è in parte attinente al discorso odierno, per ki riesce a leggere fra le righe, cmq un concetto base ve lo evidenzio con il MAIUSCOLO, per il resto ognuno ci veda cio ke vuol vederci.

    Speciale I Rothschild e l’ ORO

    21 Sep

    Posted by Michele Spallino as Speciali

    Per capire come chi comanda gode di un vantaggio enorme, perchè sa in anticipo in che direzione si va, può risultare di interesse conoscere la storia recente dei Rotschild in rapporto all’oro.
    La mossa dei Rothschild
    La banca Rothschild annunciò ad aprile 2004 che usciva dal mercato dell’oro.
    Cosa poteva significare?
    Innanzitutto rileggiamo il testo battuto all’epoca dalle agenzie (reuters):
    “NMRothschild & Sons Ltd., l’unità di investimento con sede a londra della banca
    Rothschild, si ritirerà dal trading delle commodities, incluso l’oro, a londra.
    Le sue principali attività nel settore sono i metalli preziosi e il petrolio, ed
    includono il seggio al fixing giornaliero dell’oro a Londra. Il gruppo manterrà
    una forte presenza nel settore delle risorse naturali attraverso i suoi servizi
    di consulenza, di projet financing e di corporate banking, che forniscono la
    parte principale dei ricavi.”
    In quel momento l’oro in dollari quotava 375 dollari. Da quel momento in poi l’oro avrebbe iniziato una costante ascesa che lo ha portato al raddoppio in circa 3 anni.
    Per capire il senso della mossa, occorre considerare che la citata unità era specializzata
    nell’assunzione di posizioni al ribasso sull’oro, come controparte dei programmi
    di copertura offerti ai produttori di oro.
    La mossa di Natan
    Per capire ancora meglio racconto la storia di Natan Rothschild all’epoca di Napoleone.
    Quando era in corso la battaglia di Waterloo si sapeva che
    se Napoleone avesse vinto diventando il padrone dell’Europa, il mercato
    azionario a londra sarebbe crollato. Se invece gli inglesi avessero sconfitto
    Napoleone, il mercato azionario sarebbe esploso al rialzo. Natan, ebreo, già
    ricchissimo, si organizzò per avere notizie in anticipo sull’andamento della
    battaglia. Quando gli arrivò la notizia che Napoleone stava perdendo, se fosse
    stato uno normale avrebbe iniziato a comprare azioni a londra. Invece, no.
    Iniziò a vendere. Gli altri, vedendo le enormi vendite di Rotschild pensarono
    avesse saputo che Napoleone stava vincendo. Quindi si misero a vendere anche
    loro, causando il classico panico delle vendite. Poi arrivò la notizia ufficiale
    che Napoleone aveva perso, e le azioni esplosero. Natahan Rothschild moltiplicò i
    suoi guadagni di 10-20 volte in un solo giorno, perchè lui

    AVEVA COMPERATO SULLE VENDITE DEGLI ALTRI DOPO AVERLE PROVOCATE.

    Furbetto l’ebreo nevvero?
    A parte questo aneddoto, ciò che conta sapere ai fini della notizia citata
    è che la dinastia dei Rothschild è molto ricca, molto potente e
    soprattutto molto informata. L’informazione è cruciale, come sappiamo. Noi
    poveracci ci sforziamo di essere veloci a capire gli effetti di una determinata
    notizia, ma ovviamente DIPENDIAMO DA QUANDO LOR SIGNORI DECIDONO DI INIZIARE A FAR FILTRARE LE NOTIZIE. Qualcuno però sa le cose ben
    prima di quando appaiono sulle fonti di informazioni, che loro controllano,
    anche per il semplice motivo che SONO LORO A CREARE I FATTI, oggetto delle
    future notizie.
    Il fixing dell’oro
    E c’è un altra cosa da capire bene, e cioè il cosiddetto “fixing” dell’oro.
    Se uno decide di comprare un lingotto d’oro, attraverso gli intermediari, agisce
    sul sistema delle grandi case di brokeraggio; infatti l’intermediario ci
    venderà il lingotto in base al prezzo che viene fissato due volte al giorno, al
    famoso fixing di londra. Così il nostro ordine se è limitato a un certo prezzo,
    può non essere soddisfatto se il prezzo risulta superiore;oppure se è al meglio
    , viene eseguito appunto al prezzo che lor signori fissano in quel di Londra,
    dove vi sono cinque e solo cinque agenti autorizzati: cinque persone dipendenti
    dalle più grandi banche trattanti oro, e la presidenza dei cinque – fino ad aprile 2004
    – era dei Rothschild.
    Come funziona questa specie di asta? I cinque raccolgono i grandi ordini di
    acquisto e di vendita loro pervenuti da tutto il mondo, e – in segreto-
    stabiliscono il prezzo. Viene fatto in segreto, anche se sui futures nel
    frattempo vi è un trading continuo e sempre ben conosciuto. Oggi il fixing è
    ipocrita e fuori del tempo con il trading moderno. Ma occorre capire che nel
    passato avere il potere di fissare il prezzo dell’oro, dava un enorme potere nel
    mondo finanziario. Si poteva bloccare il prezzo al fixing, anche solo vendendo
    una quantità minimale di oro dai propri conti in modo da superare anche solo di
    poco la quantità domandata; oppure il contrario: si poteva far salire il prezzo,
    aggiungendo anche solo una piccola quantità in acquisto in modo che risultasse
    superiore alla offerta.
    In altre parole, sapendo gli ordini esistenti di acquisto e di vendita per quel
    giorno, i cinque, potevano controllare il prezzo conoscendolo in anticipo
    rispetto a chiunque altro.
    Non a caso negli anni 80 , il valore di mercato di uno dei cinque posti al
    fixing di Londra era valutato circa un miliardo di dollari dell’epoca.
    Vaconsiderato infatti anche l’enorme valore politico del prezzo dell’oro, cioè la
    possibilità di favorire (o sfavorire) i potenti quando ne avevano bisogno.
    Insomma il classico ruolo della finanza ebrea nei confronti di re e imperatori
    durante tutta la Storia, che ha sempre dato loro il modo di condizionarne e
    pilotarne le scelte geopolitiche.
    Conclusione
    Dunque quando la venerabile N.M. Rothschild, annunciò di voler rinunciare al seggio
    del fixing dell’oro, qualcosa voleva dire. In particolare poteva significare che
    la fiducia dei grandi detentori di ricchezza verso le responsabilità fiduciarie
    americane nel campo del global banking e delle regole di governance iniziava ad
    esaurirsi. Grossi problemi sui derivati potevano essere il motivo per cui la Rothschild
    fece questa mossa: se restava esposta ai prestiti in oro, poteva rischiare di
    venire travolta da un rialzo del prezzo. Rothschild poteva sapere attraverso le
    sue fonti di intelligence che il destino del dollaro era ormai segnato, che si sarebbe fatta negli ann a venire una politica inflazionistica e dunque chiudere le posizioni al ribasso in oro (e le attività che comportavano l’assunzione di tali posizioni) prima che iniziasse il trend al rialzo del prezzo.
    Nel passato Rothschild ha sempre cambiato posizione in tempo, a proprio vantaggio. Se ritenne questa mossa la più appropriata, voleva dire che vedeva l’oro alla fine
    salire molto come prezzo nel lungo termine, indipendentemente dalle
    fluttuazioni di breve, per cui non aveva senso restare in una attività dove strutturalmente
    si prendono posizioni al ribasso per fare da controparte alle banche centrali.
    Ricordo che le banche centrali normalmente affittano il loro oro, e chi lo
    prende in prestito compagnie minerarie di norma, lo vende per ottenere liquidità
    per finanziarie la propria società ed alla scadenza restituire il prestito con
    l’oro estratto.
    Del resto se si legge con attenzione il comunicato risalta la “forte” presenza
    che il gruppo intendeva mantenere nelle “risorse naturali” indicando che è da lì
    che proviene la”parte principale” del suo reddito. Dunque la venerabile
    Rothschild stava sì abbandonando una posizione di testa nel mercato dell’oro, ma
    intendeva restare un fornitore di moneta all’industria mineraria dell’oro. Cioè
    apparentemente lasciava, ma in realtà rimaneva. Sembra un gioco di parole?
    E’ sempre utile sforzarsi di leggere tra le righe soprattuto quando parlano
    quelli della lobby. Il discorso è di attualità perchè molti possono credere che l’oro sia già salito molto. In realtà si è appena raddoppiato dal momento in cui i Rothschild hanno fatto la mossa
    qui commentata, ed in genere questa gente non si muove solo per un semplice raddoppio.

  4. il post era pubblico, nn ho pagato niente, sia ben kiaro.

  5. 4

    ..meno male…per un attimo ho creduto che occorresse fare una colletta!!!

    :mrgreen: :mrgreen:

  6. wow pure il banner collective2… mica si scherza.

    Hyper nn perderti il mio commento a “DATE VOCE AI VOSTRI PENSIERI” c’è un PF incaxxxato nero, troppo divertente.

    ultimo post per il 2007, ci vediamo il prox anno ciao.

  7. ….individuare ciò che è importante da tutto quello che al contrario
    potrebbe sembrarlo ma non lo è.
    mi permetta di introdurre questo importante concetto con una breve,
    ma illuminante metafora.
    Un professore di filosofia era in piedi davanti alla sua classe,prima della lezione,ed aveva davanti a se alcuni oggetti.Quando la lezione cominciò,
    senza proferire parola il professore prese un grosso vaso per la maionese,vuoto,e lo riempì con delle rocce di 5-6 cm di diametro.
    Quindi egli chiese agli studenti se il vaso fosse pieno, ed essi annuirono.
    Allora il professore prese una scatola di sassolini,e li versò nel vaso di
    maionese scotendolo appena, i sassolini ovviamente rotolarono negli spazi vuoti fra le rocce.Il professore quindi chiese ancora se il vaso ora fosse pieno,ed essi furono d’accordo.
    Gli studenti cominciarono a ridere,quando il professore prese una scatola di sabbia e la versò nel vaso. La sabbia riempi ogni spazio vuoto.
    “Ora…”,disse il professore,”…voglio che voi riconosciate che questa è la
    vostra vita.Le rocce sono le cose importanti-la famiglia,il partner,la salute,i figli-anche se ogni altra cosa dovesse mancare,e solo,queste
    rimanere,la vostra vita sarebbe comunque piena.I sassolini sono le altre
    cose che contano,come il lavoro,la casa, la moto ,l’auto.
    La sabbia rappresenta qualsiasi altra cosa, le piccole cose.
    Se voi riempite il vaso prima con la sabbia,non ci sarà più spazio per roccie e sassolini.Lo stesso è per la vostra vita;se voi spendete tutto
    il vostro tempo ed energie per le piccole cose,non avrete mai spazio per le cose veramente importanti.Stabilite le vostre priorità,il resto è solo sabbia!…..”

  8. Nella borsa come nella vita,a mio parere,c’è chi corre dietro alle rocce
    e chi corre dietro alla sabbia (preparazione esasperata nell’analisi tecnica,ricerca spasmodica della notizia.del rumor,ricerca dell’analisi fondamentale e di settore più accurata possibile,ecc.ecc.
    Il primo metodo che permette di contrastare questa sabbia ,”questo rumore di fondo”del mercato,a mio parere,è propriola capacità di concentrarsi ad individuare il trend sottostante al mercato,evitando di correre dietro e,di farsi influenzare dall’ultima notizia od evento appena accaduto….fedeli al concetto che un grafico vale di piu’ di mille parole…

    tratto da Psicologia Economica
    L’Autentica chiave del successo dei
    Money Manager Vincenti di Stefano Calamita

  9. ma le rocce si trasformano sempre in sabbia, geologicamente parlando…

  10. Sono d’accordo con Giovaeli nel suo 7, nel suo 8 voglio esprimere però una mia opinione:
    l’articolo meglio riportato da Stella indica molto più realmente quale sia lo stato delle cose e quindi anche dei fondamentali dell’economia in questo momento che sono come visto distaccati da ciò che un grafico può indicare. Un grafico indica il trend senza uso di parole ma semplicemente con l’uso della grafica. Ma un grafico non ti dirà mai com’è lo stato reale dell’economia. Si adegua al sentiment e alle decisioni degli investitori.
    Visto l’occasione vorrei agganciarmi all’articolo di Michele Spallino postato da Antipax in qui si descrive come certe lobby economiche possano manovrare il mercato e a volte anche la politica, usando come armi anche i mezzi di informazione a proprio vantaggio. Anche in Italia abbiamo qualche “Furbetto l’ebreo nevvero?”
    IN CHE MANI SIAMO FINITI

    Prodi, l’ultimo bluff di un leader in prestito

    La politica economica del Professore: aiutare la grande industria. Alla Fiat ha «regalato» l’Alfa Romeo e sovvenzioni di Stato

    Se Romano Prodi va a casa, l’avremo scampata bella. Se vince, è una iattura. Il suo passato parla per lui. Ecco un promemoria su questo astuto balbettante, che tocca agli elettori mettere a tacere.
    IL DC

    Democristiano di terza fila finché c’è stata la Dc, Romano era comandato a ricoprire cariche vacanti per conto del partito. A imporlo è sempre stato Nino Andreatta, uomo della sinistra Dc. Da lui è stato messo in cattedra; spinto, tramite Ciriaco De Mita, al vertice dell’Iri; cavato dal cilindro nel ’95 per opporlo a Silvio Berlusconi. Andreatta è fuori gioco dal dicembre ’99, per un ictus che ne ha annullato le facoltà. Da allora, gli ex comunisti si sono sostituiti nella mallevadoria. Usano Prodi come un travestimento, per scolorire la tara del passato comunista e governare per interposta persona. Prodi che, se ci fosse ancora la Dc non sarebbe nessuno, si lascia usare dall’ex Pci, per essere qualcuno.
    Nel ’98, quando Massimo D’Alema con un colpo di mano gli sfilò Palazzo Chigi, Romano andò in un ristorante per consolarsi. Qui vide Gianfranco Rotondi, dc del centrodestra, che gli aveva dato il tormentone accusandolo di prestarsi al gioco degli ex. Romano gli si accostò e disse: «Tu mi dai del comunista. Ora con D’Alema vedrai chi sono i comunisti veri». Ergo: Prodi la pensa su D’Alema & co., esattamente come il Cav. Cioè che siano «comunisti veri» ma poi, con gagliardo opportunismo, ci va a braccetto.
    IL PIATTINO

    Della seduta spiritica si sa tutto. Resta la menzogna. Prodi non ha mai detto, né al Parlamento, né al giudice del tribunale, Imposimato (che non glielo perdona), da chi ha saputo di Via Gradoli. Le ipotesi che si fanno sono due: o il suo confidente è un accolito delle Br o un agente del Kgb, l’agenzia sovietica che forse ha organizzato il sequestro. Da 28 anni, nasconde il segreto chiave del più truculento delitto politico del dopoguerra italiano. Un tipo simile sarebbe guardato a vista in qualsiasi punto del globo. Da noi, è premier.
    PRODI E LA STAMPA

    I giornalisti italiani, per ragioni di schieramento, sono sempre stati teneri con Romano. Mai messo spalle al muro, né per la messinscena medianica, né per la svendita del patrimonio Iri. Si spiega: il 90 per cento dei giornali è in mano di industriali che vogliono favori dallo Stato. Prodi li ha fatti, dispostissimo a farne ancora. Il Polo liberale, no.
    Appena varcati i confini e insediato alla presidenza dell’Ue, la stampa estera ha subito dipinto Romano per quel che era. Financial Times: «Un dilettante superprotetto catapultato su una poltrona troppo importante per lui». Times: «Un personaggio… deriso in quasi tutto il Vecchio Continente ma che resta motivo d’orgoglio per gli italiani».
    Quando però è tornato in patria, gli stranieri hanno cominciato a appoggiarlo contro il Cav. L’inetto di Bruxelles, diventa una manna per l’Italia. Due ragioni. Da un lato, la proverbiale pigrizia spinge i corrispondenti a scopiazzare i giornali italiani e a fare proprie le idee dominanti. Dall’altro, gli ospiti considerano l’Italia una macchietta incomprensibile. Per antica tradizione, auspicano per il nostro Paese ciò che mai vorrebbero per il loro. Appoggiarono prima il fascismo, poi il Pci, considerandoli per noi – e solo per noi – un toccasana. Con la stessa logica stanno con Prodi.
    PRODI E LA FIAT

    Prodi è stato il Mago Merlino della famiglia Agnelli. Il tifo che in questi mesi ha fatto per lui Luca di Montezemolo, il delfino, è la cartina di tornasole.
    Da presidente dell’Iri, Romano ha dato alla Fiat a prezzi stracciati l’Alfa Romeo, regalandole il monopolio dell’auto italiana. Per farlo, ha ritirato all’ultimo una promessa di vendita alla Ford che aveva offerto più soldi e migliori garanzie. Le promesse della Fiat di rilanciare l’Alfa, ristrutturarne gli stabilimenti e mantenere l’occupazione sono finite nel tombino. Il monopolio ha portato male. Padrona del mercato, la Fiat si è impigrita ed è stata travolta dalla concorrenza in anni di progressi tecnici tumultuosi. Le péste in cui si è trovata sono la conseguenza dell’improvvido dono prodiano. Un effetto collaterale, come la morte per fuoco amico. Una nemesi, per dirla all’antica.
    Da presidente del Consiglio, tra il ’96 e il ’98, Romano favorì l’impossessamento della Telecom da parte dell’Ifil di Umberto Agnelli. Ma la tela di Prodi fu poi disfatta da D’Alema che, entrato lui a Palazzo Chigi, consegnò i telefoni a Colaninno e alla «cordata padana». Fu il debutto delle nuove ricchezze che si affacciavano. L’anticamera dei furbetti del quartierino che Prodi oggi bolla, pensando al folkloristico Ricucci e tacendo il comunista Consorte, e da cui ha preso spunto il diktat di aumentare le tasse sulle rendite finanziarie. Creati i vampiri, la sinistra vuole ora cavargli i denti. Per quattro gatti del loro allevamento, che troveranno altre e migliori occasioni di guadagno, taglieggia i milioni di risparmiatori rifugiati in Bot, Cct e polizze vita.
    Sfumata la Telecom, Romano ha cominciato a rimuginare cosa altro poteva fare per la famiglia di Torino. Pensa e ripensa, gli si è accesa la lampadina della rottamazione. Cambia l’auto vecchia con la nuova, e la Fiat ti fa lo sconto. La differenza ce la mette lo Stato coi soldi di tutti. Non contento, un mese prima di uscire di scena nell’autunno del ’98 (Gazzetta Ufficiale n.251), Prodi decise di dare un ulteriore contributo agli Agnelli: 4.308 miliardi pronta cassa su una non meglio precisata lista di «spese ammissibili». Non chiedetemi cos’è, sta di fatto che c’è.
    PRODI E L’INGEGNERE

    La buona conoscenza tra Romano e l’Ing. Carlo De Benedetti, ha in Eugenio Scalfari un padrino d’eccezione. Negli anni Ottanta, il fondatore di Repubblica, che poi venderà all’industriale la sua creatura intascando per sé 300 miliardi, andava in brodo di giuggiole per l’Ingegnere. Lo turibolava chiamandolo Cavaliere Bianco dell’economia italiana che, qualsiasi cosa volesse dire, era segno di sconfinata ammirazione. Con queste credenziali, De Benedetti si affacciò da Prodi, che presiedeva l’Iri, chiedendogli di cedere alla sua Buitoni, l’Holding alimentare dell’Istituto. La Sme era un’accozzaglia di panettoni, conserve di pomodoro e altre cibarie che l’Iri aveva negli anni rilevato da privati falliti. Prodi senza chiedere il parere di nessuno, firmò un protocollo di vendita per 497 miliardi. Un affarone, ai confini del regalo. Troppo. Si ribellò Craxi, che era premier, e intervenne il ministro delle Pp.Ss., Darida, che mandò a monte tutto.
    Come si è saputo da poco, prima dell’Ing. si era fatta avanti la multinazionale Heinz. A far sapere a Prodi che era interessata, fu il ministro liberale dell’Industria, Renato Altissimo durante un pranzetto nella foresteria dell’Iri. Alla proposta, Romano fece una risata e disse: «Non c’è nemmeno lontanamente l’ipotesi di una vendita Sme, che è la cassaforte dell’Iri. Hai idea del prezzo di una cosa del genere? Stiamo parlando di mille, millecinquecento miliardi». Un mese dopo l’incontro, venne fuori che aveva firmato con De Benedetti. Altissimo, prese cappello, andò da Prodi e gli chiese: «Perché a Renato (cioè a lui, ndr) hai detto no e a Carlo, sì?». Romano, sorridendo furbetto, replicò: «Perché Carlo ha un taglietto sul pisello che tu non hai». Era una simpatica allusione al fatto che De Benedetti, in quanto ebreo, fosse circonciso. Il sottinteso è che non si poteva dire no alla fantomatica «lobby ebraica» alla cui esistenza, con alate parole, Prodi mostrava di credere. Se Altissimo gli avesse anche chiesto perché, valutando la Sme 1.500 miliardi in maggio, l’abbia venduta in giugno per 497, la risposta sarebbe stata oltremodo interessante. Il silenzio si aggiunge alla lista dei suoi inquietanti misteri.
    CONCLUSIONE

    Quel Prodi che all’Iri aveva uno strano modo di custodire i beni che gli erano affidati, pretende ora che il voto gli consegni alcuni anni della nostra vita. Dio delle urne, pensaci tu.

    di Giancarlo Perna 15-04-2006

    CDB Web
    estratto da un articolo di Gaetano Saglimbeni 9-8-2005

    Commento di Berlusconi alla improvvisa marcia indietro dell’imprenditore-editore. “Il mio amico e avversario politico Carlo De Benedetti non ha retto al massacro mediatico che è stato immediatamente e pesantemente messo in atto dalle sinistre contro il ‘fratello traditore’ e ha dovuto cambiare idea, pena la sua esclusione dalla cosiddetta lobby dei poteri forti che anche per gli affari si ispira ad una sorta di razzismo ideologico-politico ammantato di moralismo. Per lui, evidentemente, il business non è soltanto business. E’ anche altro: politica, soprattutto. Gli auguro di fare buoni affari con i capitali dei suoi grandi amici di sinistra. Alla Fininvest non mancano certo opportunità per investire proficuamente i suoi capitali”.

    Un primo grosso affare, comunque, l’ing. Carlo De Benedetti l’ha già fatto. Il titolo della sua “Cdb web”, all’annunzio del lancio della iniziativa “fondi salva imprese” (dato dallo stesso De Benedetti) è schizzato in Borsa molto in alto. La presenza della Fininvest nell’affare, chiaramente, era già garanzia di successo: Berlusconi, nel mondo economico-finamziario (e non soltanto nel ristrettissimo ambito italiano), passa per una sorta di re Mida che trasforma in oro tutto quello che tocca. Poi è crollato, il titolo, quando lo stesso editore ha annunziato sulle pagine della sua “Repubblica” di avere revocato l’intesa rinunziando ai capitali di Berlusconi.

    Ma il guadagno l’ing. De Benedetti, affarista di antico stampo e straordinario fiuto, lo aveva già fatto, e piuttosto consistente. Perché il bel gruzzolo di azioni Cdb che aveva comprato sul mercato prima dell’annuncio dell’affare l’ha venduto alla vigilia del secondo annuncio, quello della rottura, realizzando così “plus valenze” che, a detta degli esperti, non possono essere inferiori ai 4 milioni di euro.

    Non male, un guadagno del genere, in appena due giorni. Che l’editore di “Repubblica” e “L’Espresso” ha potuto realizzare grazie al nome dell’amico ex nemico Silvio Berlusconi. Che è sempre una garanzia per tutti: uomini di affari ed azionisti.

    Ognuo tragga le proprie conclusioni………………….anche dal punto di vista politico che l’Italia stà vivendo in questi anni.

  11. 10 BUON NATALE, GRANDE AMICO MIO, articolo semplicemte grandioso, come sei tu, non potevo non entrare e scrivere dopo quello che ho letto, dopo quello che hai scritto, ma ricordati, verra’ il tempo della pulizia morale e l’abbattimento dei demoni, non preoccuparti e’ solo questione di tempo, non passeranno, anche per loro il tempo sta’ per scadere, ne vedremo delle belle, e’ caduto l’impero romano, cadranno anche loro, e come cadranno, non hanno scampo, ENEA SEI UN GRANDE, MAI AVUTO DUBBI!

  12. Buon Natale a tutti ed un prospero 2008.
    Preparatevi le coperte….. :mrgreen:

  13. 1, Stella:
    cavolo, che quadretto… manca solo la ricomparsa dei dinosauri e poi e’ perfetto…
    Secondo me non bisogna esagerare ne’ col pessimismo, ne’ con l’ottimismo: il bicchiere non e’ ne’ meta’ vuoto ne’ meta’ pieno. E’ a meta’. Punto e basta.
    E poi, scusate, ve li immaginate i Rothschild seduti su una montagna d’oro gelosamente custodita in cantina? Una volta che se lo sono guardati per bene penseranno di spenderne un po’… Gia’ ma dove? Alle Maldive? No perche’ le compagnie aeree saranno fallite. In gioielleria? No perche’ non ci saranno piu’. Andranno a fare la spesa? No, perche’ le auto non ci saranno piu’. Prenderanno il cavallo, bene, ma i negozi?
    Insomma la crisi ci sara’, anzi c’e’. Ma postulare lo sfascio totale del sistema mi sembra fuori luogo. Per il semplice motivo che un ‘Potente’ e’ tale solo se c’e’ qualcosa da comandare. E se tutto si sfascia da comandare non c’e’ piu’ niente!

    Buon Natale a Tutti.

    Poldino.

  14. BRavo poldino, qualunque cosa succeda sarà solo un trasferimento di ricchezza da una parte all’altra.

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