FISCO&FINANZA PARTE II: REDDITI DIVERSI


Buongiorno BLog’s People!
Dopo l’enorme successo (si fa per scherzare!) del post sui redditi da capitale, continuiamo il nostro viaggetto all’interno della tassazione dei nostri (miseri) guadagni. Come avevo anticipato oggi verrà “toccato” l’argomento dei REDDITI DIVERSI.

La categoria dei Redditi Diversi è un a categoria “residuale“, cioè non è composta da redditi “precisi” ma da tutti i redditi che non possono essere ricondotti alle altre, note, categorie. Il capo VII del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, come modificato dal Dlgs 12 dicembre 2003, n. 344, è dedicato ai redditi diversi, il comma 1 dell’articolo 67 dispone che “sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente“.
Prima “nozione” importante: i redditi diversi vengono tassati “per cassa”, cioè nel momento in cui vengono “percepiti” (“percepire” significa che la somma deve essere disponibile per il contribuente, liquida, esigibile, e in grado di essere utilizzata).
La parte che ci “riguarda” da vicino è il “guadagno in conto capitale” comunemente conosciuto come “capital gain“. Si tratta, in soldoni, di “redditi da speculazione“.
Si genera Capital Gain quando, alla vendita di uno strumento finanziario, il prezzo di vendita è maggiore del prezzo di acquisto. Il “delta” fra i due prezzi viene tassato con aliquota fissa del 12,50%.
Qualora il prezzo di vendita sia inferiore del prezzo di acquisto si genera una “minusvalenza” che viene riportata nella posizione fiscale dell’investitore e può essere usata nei successivi 4 anni per compensare eventuali “plusvalenze”.
Le plusvalenze vanno, giustamente, “nettate” delle spese sostenute per realizzarle. Per esempio vanno tolte le commissioni percepite dall’intermediario. Cosa giustissima in quanto quelle “commissioni” andranno a concorrere all’utile della banca e quindi verranno “tassate” in capo all’intermediario.
Tutto chiaro, no? Se faccio una speculazione e guadagno pago il 12,50% sulla plusvalenza. Se “perdo” accantono la perdita e la uso per compensare guadagni futuri.
I problemi nascono quando si tratta cosa “compensare” e con che “compensare”.
E’ un argomento incredibilmente complesso ma questo, purtroppo, fa parte del “sistema”: c’è estrema chiarezza e semplicità quando si DEVE pagare e c’è casino e poca trasparenza quando si tratta della parte “favorevole” all’investitore.
Un esempio? Le minusvalenze sulle azioni non possono essere usate per compensare le plusvalenze sui fondi….. ma che diavolo di sistema è? Domanda: ma i soldi non escono tutti dalla stessa tasca?
Per cercare di “diradare” un po’ la nebbia su questo argomento procederemo ad un’ulteriore frazionamento dell’argomento trattando il capital gain caso per caso. Il tutto, ovviamente, in prossimi post.
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di Quartiere.

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19 Risposte

  1. Gentile dott. Moretti,
    i suoi post sono sempre chiari, sintetici e precisi.
    Peccato siano sempre poco commentati rispetto ad altri.
    Vediamo se riesco a scatenare un po’ di putiferio.

    Pur andando contro i miei interessi trovo che un’aliquota fissa del 12,50% sulle plusvalenze SIA SCANDALOSAMENTE BASSA rispetto alle aliquote degli altri redditi.
    (Un discorso a parte invece andrebbe fatta per i dividendi).

    Domanda retorica, ma perchè è così bassa ???

  2. Ciao Bue.
    I miei post sono poco commentati o perchè eccessivamente chiari o perchè non interessano a nessuno… :mrgreen: . Io propendo per la seconda ipotesi! 😉
    Vuoi scatenare un putiferio? Bene…io trovo molto più scandaloso far pagare il 12,50% anticipato sui proventi dei bot che poi, a causa delle commissioni, generano al rimborso una minusvalenza…..Minusalenza che non verrà mai recuperata se il soggetto continuerà ad investire in bot. 😡

    Partendo dal tuo concetto io ti dico che i soldi che vengono investiti sono già stati tassati dallo Stato (pensa ad un dipoendente che investe i propri risparmi) e se uno guadagna ce un altro che perde (i soldi non si creano ma si spostano da A a B) e che ha già pagato le tasse anche su quei soldi che ha perso….. Conclusione (personale): secondo me è anche troppo il 12,50%! 😉

  3. Non sono d’accordo.
    Secondo il suo ragionamento allora andrebbero abolite le tasse.
    Nessuno è obbligato ad investire i propri risparmi, ma se lo fa è giusto che i proventi (o redditi diversi) siano tassati come i redditi da capitali.
    Insomma i redditi, di qualunque natura siano, vanno tassati in modo equo.

    Questo da un punto di vista prettamente teorico, ovviamente poi quando dalla teoria si passa alla realtà… ma questo è un’altro discorso.

    Saluti.

  4. caro bue..perchè non guardarla da un’ottica differente?
    magari sono le altre aliquote ad essere troppo alte e non quella del 12,5 ad essere bassa…
    non è che con due ingiustizie si faccia giustizia
    e poi si sa dove vanno a finire i soldi della tasse,almeno per la parte maggiore…gira e rigira tornano tutti nelle tasche dei politicanti..quindi più gliene diamo e più sono contenti..solo che non sono mai sazi..e tu vorresti aumentare ancora le tasse???si chiama masochismo..

  5. ci sono pochi commenti perchè gli autori del blog sono troppo bravi e preparati..;)

  6. Dottore io provo a lanciare un sasso nello stagno:COSTITUZIONE della REPUBBLICA ITALIANA art.53:”Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacita’ contributiva” cioe’ del loro reddito,SENZA DISTINZIONI.Se uno ha un reddito da attivita’,impresa o dipendente che sia,e nello stesso anno delle minusvalenze da attivita’ finanziaria,anche se non e’ la sua attivita’ principale,ne deriva che il reddito e’ inferiore.La dichiarazione e’ fatta da una persona fisica,la stessa cui si riferisce la Costituzione.Quindi a me sembra che su un piatto della bilancia c’e’ una legge che introduce un artificio contabile,dall’altra c’e’ la Costituzione.Del resto,in generale, quando si ragiona troppo a compartimenti stagni,spezzettando i fatti,salta fuori l’imbroglio,anzi il garbuglio.

  7. Aggiungo che se i legislatori fossero liberi….da impegni cosi’ da poter riflettere piu’ a lungo….diciamo cosi,comprenderebbero che alla lunga non e’ interesse dello Stato,del Fisco,questa sostanziale mancanza di rispetto verso il cittadino contribuente lavoratore e risparmiatore,ma solo esclusivo interesse di chi lo Stato si vuole mangiare.Se fossero liberi…..

  8. Bue….io sono assolutamente favorevole alle imposte e tasse. Reputo anche giusto che chi guadagna debba contribuire alle necessità dello Stato. Sono, invece, contrario alle doppie tassazioni. Per spiegarmi ti farò un esempio semplice.
    Poniamo, per semplicità, che il tuo reddito sia 100 euro lordi. Il 30% lo prende lo Stato, quindi a te rimangono 70 euro. OK? Bene, con i tuoi 70 euro vai alla Esselunga e fai la spesa. Li spendi tutti. Quei 70 euro andranno a finire nel bilancio dell’Esselunga (come ricavi) e la società ci pagherà le tasse. Ne convieni che quei soldi sono stati tassati due volte? Una in capo a te e una in capo all’Esselunga? Ti sembra giusto?
    In un paese “normale” dovresti prendere i 100 euro, togliere i 70 e pagare le tasse su 30. Se così fosse avremmo in giro per l’Italia diversi milioni di “controllori” fiscali che pretenderanno lo scontrino anche per una Bic. 😉

  9. Anche la “Malavita” si è accorta che il “pizzo” è ingiusto…. notizia di ieri: hanno proposto al malcapitato la possibilità di fatturarglielo, così diventava fiscalmente vantaggioso! :mrgreen:

  10. 8 E stiamo parlando solo d’imposte dirette,poi tutto il resto,dev’esserci proprio qualcosa che non va,ci sono intere regioni in cui la gente,statisticamente,quindi le due meta’ del pollo,SPENDE PIU’ DI QUEL CHE DICHIARA DI GUADAGNARE.

  11. 10 quello perchè ha risparmiato tanto prima :mrgreen:

  12. 11 Che virtuosi…………..!!!!!!!!!!!!!!!!!anzi no,si mangiano il capitale…….ma di chi?????????????

  13. 4 – abbassare le altre aliquote o alzare quella al 12,5 il risultato non cambia: io ho messo in evidenza uno squilibrio.
    Sul fatto che le altre aliquote siano troppo alte, non ne sono sicuro, siamo in linea con gli altri paesi democratici (e sotto rispetto ai paesi nordici).
    Sul fatto che non tutti paghino il dovuto (elusione/evasione) forse meglio aprire un altro post. Sul come vengono poi impiegati i proventi della tassazione idem.

    5- sono incondizionatamente d’accordo 😀

    8 – Mi spiace non sono d’accordo. Lo stato applica l’imposta sulla “TRANSAZIONE” di denaro. Il discorso della doppia tassazione vale finchè il danaro rimane di proprietà di un soggetto. Altrimenti se si porta il suo ragionamento alle estreme conseguenze, le imposte andrebbero pagate una sola volta all’atto della creazione del danaro (e invece succede esattamente il contrario con il signoraggio).

    “Ne convieni che quei soldi sono stati tassati due volte?”
    No,….non si tassa il denaro: il denaro è un mezzo è uno strumento (non c’e’ più neanche la corrispondenza in oro).
    Si tassa il lavoro, il profitto, la rendita……..

  14. 13Bue dici bene ma poi il commerciante definisce il prezzo tenendo conto delle imposte che andra’ a pagare,e quindi queste non sono irrilevanti per le tasche del consumatore,del resto per il futuro c’e chi prevede che si esca da questo diminuendo le dirette e aumentando le indirette,cosi’ tutto e tutti tornera’ a posto,pensa qualcuno,altri teme ne derivi un regresso civile.

  15. Interessante ma devo andare,saluto il Dott Moretti e gli altri .

  16. Scusa Bue…perchè non è possibile, secondo te, applicare lo stesso criterio utilizzato per le aziende anche alle famiglie?
    Una famiglia ha delle entrate (ricavi) e delle uscite (costi) annuali. Su questo siamo d’accordo? Poi avrà una sua situazione “patrimoniale” con immobili, terreni, cassa (conto corrente) ed eventuali investimenti (partecipazioni) o crediti (obbligazioni). Sul passivo avrà gli “impieghi”, cioè, per esempio, il mutuo e i finanziamenti.
    Se un anno guadagno 100 e spendo 100 avrò un utile pari a “zero” ma non mi puoi dire che non ho movimentato il mercato….. a meno che quei 100 non sia talmente allocco da “regalarli” allo stato tramite le lotterie (e comunque contribuirei in maniera massiccia…). Ho utilizzato quei 100 per comprare oggetti o servizi che qualcuno ha prodotto e sul cui guadagno ci pagherà le tasse.
    Secondo me sarebbe un metodo eccellente anche per far ripartire l’economia….. 😉

  17. il 16 è diverso da quello scritto nell’8, o almeno cosi’ l’ho interpretato io.

    Eliminare il sostituto di imposta e dare una piva ad ogni cittadino.
    Teoricamente fattibile, praticamente ci sono un po’ di problemi tecnici e soprattutto politici.

    …….certo una pacchia per i commercialisti !!!! 😉
    saluti

  18. Bue molto probabilmente mi sono espresso male io…. la mia idea è quella riportata sul 16 😉

  19. 16 gli aspetti politici su questo diventano fondamentali,certo sarebbe la forma piu’ profonda di decentramento,quindi meno dispersione di risorse,riduzione dell’intervento dello stato,la vittoria assoluta del mercato.Certo se lo Stato assorbe sempre maggiori risorse e non riesce a trasformarle in sviluppo e se la materie prime aumentano costantemente,per lo Stato e’ una battaglia persa,il mercato trionfera’,ma bisognera’ poi vedere se questo comportera’ un progresso o un regresso civile.A giudicare da come gia’ oggii soggetti economici forti s’impongono allo Stato e non rispettano la legge,e non dico solo delle forze economiche di malavita……..

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