FONDI COMUNI (8): IL TRACKING ERROR VOLATILITY

gestito for dummies

Buonasera Blog’s People!
Dopo molto tempo riprendiamo il discorso sugli indici di valutazione dei fondi.
Quelli visti fino ad oggi (escludendo Treynor, che però è facilmente calcolabile) sono tutti indicatori ricavabili dalle schede di Morningstar. Secondo me sono anche gli indicatori più “realistici” e, forse, più comprensibili. Ma ne esistono molti altri.
Da oggi, quindi, cominceremo un “viaggio” alternativo dove cercherò di illustrare altri indicatori di valutazione dei fondi.
Il primo che andrò a “spiegare” è il TRACKING ERROR VOLATILITY, in arte TEV.
Il TEV indica la “fedeltà” del fondo al mercato di riferimento (benchmark) e si ottiene sottraendo i rendimenti mensili del benchmark ai rendimenti mensili del fondo e calcolando, poi, la deviazione standard delle differenze così ottenute.
In buona sostanza il TEV ci indica il rischio aggiuntivo che viene assunto dal gestore rispetto al mercato di riferimento, ovviamente più il valore è vicino a “0”, più è alta la similitudine fra benchmark e fondo.
E’ estremamente importante, il TEV, per valutare se siamo, o meno, in presenza di un fondo a “gestione passiva”. Il risultato, del TEV, non ci da un’idea “positiva” o “negativa” della bontà del gestore, ma solo un aiuto a capire se si tratta di gestione passiva o attiva.
Perchè il TEV non è rilevante?
Semplice. E matematico. Per calcolarlo devo prendere le differenze (positive e negative) di rendimento fra fondo e benchmark e ELEVARLE AL QUADRATO. Facendo questo avrò “solo” numeri “positivi”….. quindi, a cosa mi serve se il “meno” e il “più” non valgono niente? In teoria (ma anche in pratica) un gestore che fa il “-5%” tutti i mesi sul benchmark ha lo stesso TEV di un gestore che, tutti i mesi, fa il “+5%” sul benchmark. Ha voi la conclusione.
Qualcuno suggerisce di dare valore “zero” alle variazioni positive e mantenere solo quelle negative in modo da riuscire a “vedere” anche la “bontà” della gestione….. l’idea non sarebbe male, ma, secondo me, molti gestori farebbero una magra, anzi magrissima, figura……
Con affetto, il vostro adorabile promotore di quartiere.

Doc Moretti

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FONDI COMUNI (7): INDICE DI TREYNOR


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Buongiorno Blog’s People!
Il maltempo che sta imperversando nel centro nord (ma ai Caraibi stanno peggio….) ci allontana dalle assolate spiagge, dalle spumeggianti onde e ci avvicina ad un settembre di fuoco, mese nel quale si decideranno molte delle strategie future. Gli “amanti” del trading (titoli e derivati) non hanno problemi, molti di loro vivono alla giornata (o al minuto?) e possono variare le loro strategie da un momento all’altro. Mentre noi, bistrattati utilizzatori del risparmio gestito, dovremo impostare una strategia di lungo periodo, cercando di utilizzare quanto di meglio offre il mercato dei fondi.
Per questo motivo qualche giorno fa iniziammo questo “tour alternativo” nel mondo dei fondi, tour che oggi fa tappa a casa Treynor.
Jack L. Treynor non ha mai ricevuto il premio Nobel (ma anche Martin Scorsese ha dovuto sudare le famose 7 camicie per vincere un Oscar, quindi…..), non è contemplato nell’enciclopedia mondiale Wikipedia….. insomma quest’uomo è conosciuto (ai più) per l’esperimento dei biscotti Jelli Bean (Treynor chiese alla sua classe di fare una stima del numero di jelly bean contenuti in un barattolo. Dopo averli sommati e aver fatto una media, la stima del gruppo era di 871. I dolcetti contenuti nel barattolo erano 850. Solo uno studente si è avvicinato di più (un genio incontenibile). L’esperimento, ora passato alla storia, dei jelly bean contenuti nel barattolo ha dimostrato immancabilmente che una stima di gruppo è sempre migliore della vasta maggioranza delle ipotesi individuali) e per l’indice che porta il suo nome.
Visto che dei biscottini ci interessa fino ad un certo punto, andiamo, invece, a vedere in cosa consiste questo indicatore (conosciuto nel mondo con il nome di reward to volatility ratio) che noi chiameremo INDICE DI TREYNOR.
È un indicatore che offre, per un fondo o una sicav, una valutazione del rendimento ponderato per il rischio. Questo rapporto si ottiene sottraendo dal rendimento del fondo il tasso d’interesse di un investimento senza rischio (in genere il tasso d’interesse sui titoli di Stato, ma come detto in precedenza Morningstar utilizza l’euribor a 1 mese). Il risultato di questa differenza è quindi diviso per il rischio sistematico del fondo rispetto al mercato (vedi beta).

INDICE DI TREYNOR = (Rendimento Fondo-Rendimento Free Risk)/β

Più questo rapporto è elevato più il prodotto è interessante. Un confronto dei fondi sulla base di questo rapporto ha senso però solo per fondi di una stessa categoria.
Questo indice non lo troverete su Morningstar e, quindi, dovrete ricavarlo da soli.
Come al solito portiamo la “teoria” alla “pratica”. Con l’indice di Treynor andremo a “valutare” tre fondi che operano sul mercato italiano (il “Banana Index”, per capirsi). I fondi scelti sono:
– OYSTER ITALIAN VALUE (in euro)
– FIDELITY ITALY cl. A (in euro)
– ARCA AZIONI ITALIA (in euro)

Come attività “free risk” prendiamo l’euribor a 1 mese (ad oggi 4,355). Vediamo l’indice di Treynor dei tre fondi:
– Oyster: (34,49-4,355)/0,68 = 44,31
– Fidelity: (31,99-4,355)/1,18 = 23,42
– Arca: (16,49-4,355)/0,92 = 13,19

Visto così, penso, che ben pochi avrebbero dubbi su quale sia il fondo migliore…… I “puristi” potrebbero obiettare che Oyster ha un R-quadro molto basso (37,06%) e quindi il beta del fondo non ha significato……giusto, ma se vado a vedere alfa (18,66) e l’indice di Sharpe (2,56) penso che un fondo come quello di Oyster sia da tenere molto presente in una costruzione di un portafoglio.
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di quartiere.

Dott.Moretti

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FONDI COMUNI (6): INDICE DI SHARPE


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Risparmio Gestito


Buongiorno Blog’s People!
Mercati in subbuglio….sarà toro o sarà orso? In mezzo a queste discussioni, dove tutti hanno ragione (e nessuno a torto, fino a prova contraria), motivando le loro idee con grafici, teorie, visioni, previsioni e interpretazioni dei fondi di caffè, noi, imperterriti, continuiamo la nostra gita “fuori porta” alla scoperta degli indicatori che ci permettono di valutare un fondo.
Oggi l’argomento della discussione è l’ INDICE DI SHARPE.
Questo indicatore prende il nome dal Premio Nobel per l’economia (1990) William Sharpe.
Esso esprime il rendimento di un portafoglio titoli, al netto del rendimento non rischioso (Free Risk) che è normalmente il tasso d’interesse di prestiti statali ad altissimo rating (per Morninstar, ad esempio, viene preso come free risk l’Euribor a 1 mese), in rapporto al rischio (la volatilità che viene rappresentata dalla Devizione Standard) del portafoglio stesso. In pratica viene indicato un rendimento percentuale per ogni unità di rischio del nostro investimento.
La formuletta matematica è la seguente:

Indice di Sharpe = (Rendimento Fondo – Rendimento Free Risk)/Deviazione Standard

Fin qui niente di particolarmente “difficile”: più alto è il valore dell’indice di Sharpe, migliore è l’ efficienza del gestore.
Per completezza portiamo la “teoria” alla “pratica”. Prendiamo il fondo Merrill Lynch WORLD MINING cl. E in USD (azionario settore beni industriali). L’indice di Sharpe di questo fondo è 1,90 il che significa che, in media, ogni punto di rischio preso del gestore sta “pagando” 1,90. Non male. Il fondo ha anche un Beta di 1,48 (aggressivo), un buon Alfa (3,23) e una DS di 19,15% (abbastanza ampia, ma è giusto in quanto il fondo è gestito in modo “aggressivo”). Le stelle Morninstar sono 5 (il max) ed il grafico supporta tutte le cose buone ricavate dagli indicatori.
Nei fondi azionari, comunque, è difficile trovare l’indice di Sharpe negativo (anche perchè la DS è sempre un valore positivo e il rendimento medio di un fondo azionario è sempre maggiore dell’attività free risk.
Il problema, grosso, nasce se andiamo a vedere l’indice di Sharpe dei fondi monetari…… e da questo breve esempio, forse, trarrete tutte le risposte che vi attanagliano sui “monetari”.
Prendiamo, ad esempio, quello che viene considerato in Italia il miglior fondo liquidità in assoluto: ANIMA LIQUIDITA’ (le sue maggiori performance sono dovute, in gran parte, al fatto che le commissioni di gestione sono pari a 0,12% contro una media del settore molto più elevata).
Il fondo di Anima ha un indice di Sharpe pari a ……. -2,01 (fonte Morningstar). Da cosa deriva questo valore negativo? Semplice: il rendimento del fondo è inferiore al rendimento dell’attività free risk. Chiaro il concetto?
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di quartiere.

Dott.Moretti

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FONDI COMUNI (5): ALFA


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Fondi Comuni

Buongiorno Blog’s People!

Oggi andiamo a “carpire” i segreti del coefficiente Alpha (α), esso è un altro indicatore del RISCHIO SPECIFICO.
Mentre il coefficiente β misura l’attitudine di un titolo a variare in funzione del mercato (rischio sistematico), il coefficiente α esprime l’attitudine di un titolo a variare indipendentemente dal mercato (rischio specifico).
Quindi se alpha è positivo il fondo ha la possibilità di generare “autonomamente” reddito, mentre se alpha è negativo il fondo ha la “tendenza” a subire perdite indipendentemente dall’andamento del mercato.

La formula “matematica” per ottenere α è la seguente:

α= Rendimento del fondo – β (Rendimento di mercato)

In altre “parole” α rappresenta la variazione della performance rispetto al valore atteso, calcolato in funzione del rischio assunto dal fondo (β). Di conseguenza una valore positivo corrisponde al maggior rendimento del portafoglio gestito rispetto al rendimento di equilibrio di un portafoglio “non gestito” con lo stesso β. Indica, quindi, la bravura del gestore nello “stock picking” e la sua capacità di creare valore aggiunto.

Facciamo un esempio. Nel blog “CIMILIAN” scriveva: “… e dire che ho da un anno un fondo ARCA FAR EAST sul mercato giapponese e ancora sono lontano dall’essere in pari nonostante qualche mediazione….. “.
Vediamo questo fondo. Ha un β di 0,94 (di poco minore di 1, quindi fondo al limite del neutrale), un R-quadro di 93,62 (quindi campo operativo del gestore molto ben definito), un Rendimento medio del 10,30% e una DS del 10,44%. Alpha -6,38. Conseguenza: indice in salita e fondo piatto (vedere grafico morningstar, please).
Mettiamo questo fondo il confronto con FIDELITY PACIFIC FUND cl. A (stessa categoria Morningstar). Solo osservando il grafico si vede che il fondo è fatto con altra pasta, ma vediamo come sono gli indicatori.
Ha un β positivo (1,03) con un R-quadro di “soli” 84,18 (meno definito il campo dove opera il gestore, quindi il coefficiente β perde un po’ di significato); rendimento medio 25,64% con una DS di 12,03% (un po’ più alta del fondo Arca, ma il 68% dei rendimenti rilevati cadono fra +13% e +37%……nel fondo Arca cadevano fra -0,14% e + 20,74%). Coefficiente Alpha: +5,19.
La domanda sorge spontanea: perchè è stato sottoscritto il fondo Arca invece del Fidelity? Le risposte sono molteplici……la banca aveva solo quello (sono mesi che sostengo la multimanagerialità dell’offerta!), oppure Arca costava meno……ma non sempre le cose “economiche” sono le migliori.

Con affetto, il vostro adorabile Promotore di quartiere.

Dott.Moretti

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FONDI COMUNI (4): R-QUADRO


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Fondi Comuni

Buonasera Blog’s People!
Eccoci arrivati al terzo appuntamento sugli indicatori che ci permettono l’analisi di un fondo.
L’indiziato di oggi è R-quadro. Con questo indicatore si cerca di individuare quella percentuale di performance non spiegabile con l’andamento del mercato (benchmark) di riferimento, ossia il RISCHIO SPECIFICO di un fondo.
Il rischio specifico di un fondo è dato da 100-Rquadro. Se il risultato è minore di 25 siamo in presenza di un fondo indicizzato al mercato di riferimento, viceversa (maggiore di 25) siamo in presenza di una componente gestionale autonoma.
R-quadro misura la percentuale di oscillazioni di un fondo che dipendono dalle oscillazioni del benchmark, quindi con R-quadro uguale a 100 vuol dire che le oscillazioni del fondo sono dipendenti “totalmente” da quelle del mercato di riferimento (per esempio un ETF).
Questo indicatore può essere utilizzato per analizzare il significato del coefficiente β. Infatti se R-quadro è vicino a 100 anche il valore di β è più affidabile, mentre se R-quadro è “basso” anche β sarà meno indicativo per spiegare la performance del fondo.
Se un investitore è interessato ad un fondo che mantenga un buon livello di correlazione con l’indice di riferimento, deve optare per fondi con un R-quadro molto vicino a 100…..viceversa perderà importanza anche il confronto con l’indice di riferimento (in quanto il “campo” dove gioca il gestore è molto meno definito).
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di quartiere.

Dott.Moretti

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FONDI COMUNI (3): DEVIAZIONE STANDARD


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Fondi Comuni

Buonasera Blog’s People!
Dopo aver parlato del Beta di un fondo, oggi cercherò di spiegare la STANDARD DEVIATION (o Deviazione Standard, che viene comunemente indicata con la lettera greca σ). Questo indicatore serve, essenzialmente, per “misurare” la volatilità di un fondo.
Partiamo dalla definizione “statistica” di DS: (o scarto quadratico medio) è un indice di dispersione derivato direttamente dalla varianza, che ha la stessa unità di misura dei valori osservati (mentre la varianza ha come unità di misura il quadrato dell’unità di misura dei valori di riferimento). La deviazione standard misura la dispersione dei dati intorno al valore atteso.
Bello, no? Detto così non ha nessun senso. Vediamo di spiegarlo con termini un po’ meno “ostrogoti”. La deviazione standard misura la dispersione dei dati intorno al rendimento medio (valore atteso). In soldoni, dato il rendimento medio di un fondo ci devo aggiungere la DS (limite di destra) e sottrarre la DS (limite di sinistra). Nell’intervallo (Rm-σ; Rm + σ) cadranno il 68% dei rilevamenti sul rendimento del fondo. Questo permette di “ingabbiare” (con un certo margine di errore) la volatilità del fondo dentro due valori.
Per capirsi ancora meglio facciamo un esempio “pratico”.
Prendiamo il Fidelity Fund Italy classe A, dal sito Morningstar.it risultano i seguenti valori:

rendimento medio: 31,99%
 deviazione standard: 13,30%

Combinando questi due valori posso vedere che il 68% delle volte il rendimento del fondo è “caduto” fra 18,69% e 45,29%.
Questo non significa che nel futuro, sottoscrivendo questo fondo, l’investitore ha il 68% di probabilità di ottenere un rendimento che varia dal 18,69% al 45,29%…..troppo facile!
Questo “indicatore” serve per mettere a confronto due o più fondi (omogenei) per vedere che tipo di volatilità hanno (più è ampia la forbice, più è volatile) e per scegliere quello più “consono” alle caratteristiche dell’investitore.
Per completare l’esempio confrontiamo il fondo Fidelity Italy con Arca Azioni Italia.
Il rendimento medio del fondo Arca è di 16,49% e la DS è 8,97%. Si deduce che il 68% delle volte il rendimento del fondo è caduto fra 7,52% e 25,46%.
Cosa possiamo concludere? Possiamo asserire che il fondo Fidelity ha una volatilità più alta rispetto a quello Arca, maggiore volatilità che, in passato, ha “restituito” maggiori rendimenti.
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di quartiere.
Dott.Moretti
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FONDI COMUNI (2): BETA


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Buonasera Blog’s People!

Come promesso, e ogni promessa è un debito, cominciamo la nostra “gita” all’interno degli indicatori utili per valutare un fondo.
Il rischio di un fondo si può dividere in RISCHIO SISTEMICO e RISCHIO SPECIFICO. Per rischio sistemico ci si riferisce al “puro” rischio mercato (sistema, appunto) e viene comunemente misurato con BETA (β). Il coefficiente Beta misura la sensibilità di un fondo (o di un qualsiasi strumento finanziario) alle oscillazioni del mercato di riferimento. Volendo utilizzare termini più “dotti”: beta indica il grado di correlazione dello strumento finanziario rispetto al benchmark.
Se β=1 siamo in presenza di un fondo che varia esattamente come il benchmark, cioè stiamo osservando un fondo NEUTRALE (il più classico degli esempi sono gli ETF).
Se β<1 significa che il fondo “riduce” le oscillazioni di mercato: se il mercato sale il fondo salirà meno, ma salirà; viceversa se il mercato scende scenderà anche il fondo ma in maniera meno “marcata”. Questi sono detti fondi DIFENSIVI. A mio (modestissimo) parere questi fondi sono strumenti inutili creati ad arte per tranquillizzare l’investitore che vuole investire ma teme di veder volatizzare i suoi soldi: rinuncia ad un maggior guadagno in cambio di una minor perdita.
Infine il caso che β>1. In questo caso le oscillazioni del mercato vengono amplificate sia in salita che in discesa.

 

Rimarcando il fatto che i soldi dovrebbero essere investiti per guadagnare (e non per limitare le perdite o per farla pari), a mio avviso dovrebbero essere sempre scelti fondi con beta > 1 che, messi all’interno di un “progetto” con view rialzista di lungo periodo, sono quelli che possono garantire i maggiori guadagni e giustificano meglio le “commissioni di gestione” (che tanto vi avvelenano il fegato).
Iniziare un investimento con l’idea che “se perdo, perdo meno” (fondo difensivo) è “diabolico” in quanto si da già per scontato che……si perderà. Per questi risparmiatori non c’è fondo azionario che tenga…….il loro destino sono i BOT.
Molte volte, nel mio ambiente, sento “dileggiare” il piccolo risparmiatore che ha sottoscritto un bel BOT a 6 mesi……..ma se il BOT a 6 mesi lo fa dormire la notte, mentre un bel fondo azionario lo fa stare sveglio…..che motivo ho, io Promotore Finanziario, per sconvolgere la sua vita?

 

Con affetto, il vostro adorabile Promotore di quartiere.

Dott.Moretti

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