FISCO&FINANZA PARTE III: LE SICAV


Buonasera BLog’s People!
Proseguiamo la nostra “gita” sulla tassazione dei guadagni. Uno dei casi più allucinanti riguarda, senza dubbio, la tassazione delle Sicav.

Siamo, ormai, abituati a “confondere” le Sicav con i Fondi Comuni, anzi, sarebbe giusto dire che le Sicav stanno “subentrando” (insieme agli ETF) agli investimenti nei Fondi Comuni (di diritto italiano). In pochi, però, conoscono effettivamente la tassazione delle Sicav. Per fare un po’ di casino (tanto ce n’è poco!) il Fisco tratta così le Sicav:- se guadagni si tratta di “REDDITI DA CAPITALE” quindi non possono essere compensati con niente…., si paga e basta. Hai perso una marea di soldi, hai accumulato minusvalenze da urlo? Se realizzi una misero guadagno ci devi pagare il 12,50%. E zitto.

– se perdi si tratta di “REDDITI DIVERSI” e quindi le minusvalenze vanno ad incrementare lo “zainetto” fiscale.

Quindi, in soldoni, se uno opera “solo” con le Sicav si ritroverà a pagare SEMPRE se guadagna e a fare una bella scorta di minusvalenze (che non userà mai) se perde.
Teoricamente c’è un sistema per rimandare la “tassazione” (non per non pagare) ed è quello fare lo switch da un comparto ad un altro….. switch possibile solo all’interno della stessa Sicav e nella stessa classe. Non è possibile passare da un classe A ad un classe E (esempio Fidelity). Facendo questo ci portiamo dietro la “plusvalenza” (senza pagare il 12,50%).
Come fare a non mandare in “malora” le eventuali minusvalenze accumulate? Tratterò questo argomento più avanti.
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di Quartiere.

FISCO&FINANZA PARTE II: REDDITI DIVERSI


Buongiorno BLog’s People!
Dopo l’enorme successo (si fa per scherzare!) del post sui redditi da capitale, continuiamo il nostro viaggetto all’interno della tassazione dei nostri (miseri) guadagni. Come avevo anticipato oggi verrà “toccato” l’argomento dei REDDITI DIVERSI.

La categoria dei Redditi Diversi è un a categoria “residuale“, cioè non è composta da redditi “precisi” ma da tutti i redditi che non possono essere ricondotti alle altre, note, categorie. Il capo VII del nuovo Testo unico delle imposte sui redditi, come modificato dal Dlgs 12 dicembre 2003, n. 344, è dedicato ai redditi diversi, il comma 1 dell’articolo 67 dispone che “sono redditi diversi se non costituiscono redditi di capitale ovvero se non sono conseguiti nell’esercizio di arti e professioni o di imprese commerciali o da società in nome collettivo e in accomandita semplice, né in relazione alla qualità di lavoratore dipendente“.
Prima “nozione” importante: i redditi diversi vengono tassati “per cassa”, cioè nel momento in cui vengono “percepiti” (“percepire” significa che la somma deve essere disponibile per il contribuente, liquida, esigibile, e in grado di essere utilizzata).
La parte che ci “riguarda” da vicino è il “guadagno in conto capitale” comunemente conosciuto come “capital gain“. Si tratta, in soldoni, di “redditi da speculazione“.
Si genera Capital Gain quando, alla vendita di uno strumento finanziario, il prezzo di vendita è maggiore del prezzo di acquisto. Il “delta” fra i due prezzi viene tassato con aliquota fissa del 12,50%.
Qualora il prezzo di vendita sia inferiore del prezzo di acquisto si genera una “minusvalenza” che viene riportata nella posizione fiscale dell’investitore e può essere usata nei successivi 4 anni per compensare eventuali “plusvalenze”.
Le plusvalenze vanno, giustamente, “nettate” delle spese sostenute per realizzarle. Per esempio vanno tolte le commissioni percepite dall’intermediario. Cosa giustissima in quanto quelle “commissioni” andranno a concorrere all’utile della banca e quindi verranno “tassate” in capo all’intermediario.
Tutto chiaro, no? Se faccio una speculazione e guadagno pago il 12,50% sulla plusvalenza. Se “perdo” accantono la perdita e la uso per compensare guadagni futuri.
I problemi nascono quando si tratta cosa “compensare” e con che “compensare”.
E’ un argomento incredibilmente complesso ma questo, purtroppo, fa parte del “sistema”: c’è estrema chiarezza e semplicità quando si DEVE pagare e c’è casino e poca trasparenza quando si tratta della parte “favorevole” all’investitore.
Un esempio? Le minusvalenze sulle azioni non possono essere usate per compensare le plusvalenze sui fondi….. ma che diavolo di sistema è? Domanda: ma i soldi non escono tutti dalla stessa tasca?
Per cercare di “diradare” un po’ la nebbia su questo argomento procederemo ad un’ulteriore frazionamento dell’argomento trattando il capital gain caso per caso. Il tutto, ovviamente, in prossimi post.
Con affetto, il vostro adorabile Promotore di Quartiere.

FISCO&FINANZA PARTE I: REDDITI DA CAPITALE


Buonasera BLog’s People!
A grande richiesta (non è vero, ma si dice sempre così….) cominciamo un “viaggetto” all’interno delle varie tassazioni che “affliggono” i vostri (e nostri) guadagni….

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