IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: L’ITALIA

famose du spaghi

Buongiorno Blog’s People!
Dopo aver girato mezzo mondo (e forse anche qualcosa in più) facciamo ritorno a casa. Abbiamo, volutamente, lasciato per ultima la nostra Italia. Dopo qualche mese rimettiamo piede nell’italico suolo e cosa troviamo? Troviamo poca gente dentro i negozi per fare i regali di Natale….troviamo i commercianti che si lamentano (ma che non abbassano i prezzi). Entriamo in un negozio (giusto per fare due pensierini) e scambiamo due battute col negoziante. “E’ un brutto Natale! L’anno scorso c’era la ressa….quest’anno niente…..”. “Abbassate i prezzi”, dico io, “da quando c’è l’euro la roba è raddoppiata!”. “E’ vero, ma non è colpa nostra….il mio margine è sempre del 100%. Prima mi arrivava l’articolo che costava 50.000 lire e lo rivendevo a 100.000…..oggi mi arriva a 50 euro e io lo rivendo a 100 euro….non ho aumentato i guadagni!”. Non perdo nemmeno tempo a fargli notare che sullo stesso articolo prima ci guadagnava 25 euro (le vecchie 50.000 lire) e oggi ce ne guadagna 50….. fiato sprecato. Alla fine la colpa della rovina dell’Italia saremo noi che “prendiamo” sempre il solito stipendio…..
Dopo aver visto che non è cambiato niente, passiamo ad analizzare la nostra patria come abbiamo fatto per tutte le nostre tappe precedenti.
Tralasciamo, ovviamente, i cenni storici.

CENNI ECONOMICI E DEMOGRAFICI

Con un PIL dell’1,6% ci attestiamo intorno alla 187esima posizione (solo il Portogallo, in Europa, sta peggio di noi). Abbiamo una popolazione (per età) così distribuita: il 13,7% da 0 a 14 anni; il 66,4% fra i 15 anni e i 64; il 19,9% oltre i 65 anni. Abbiamo un tasso di crescita pari allo 0,01%. Abbiamo un tasso di natalità pari a 8,5 su mille contro un tasso di mortalità pari al 10,5 su mille….
In Italia la speranza di vita alla nascita è di 80 anni e il 98,4% della popolazione sopra i 15 anni sa leggere e scrivere. Il tasso di disoccupazione è stimato intorno al 7%. Per ulteriori informazioni cliccate qui.

INVESTIRE IN FONDI, ETF E CERTIFICATES

Facciamo, per l’ultima volta, la nostra solita ricerca su Morningstar (rendimento a 3 anni e minimo 3 stelle di rating). Dall’urna escono i seguenti fondi:

FONDO R. medio D.S. SHARPE R-quadro BETA ALFA TREYNOR
FIDELITY F. ITALY cl. A 22.85% 15.42% 1.15 71.93% 1.37 5.19 13.50%
DWS Invest Italian Equities Eur 18.44% 15.71% 0.89 67.25% 1.35 1.62 10.43%
Oyster Italian Value 20.98% 14.84% 1.09 36.59% 0.94 7.60 17.69%

Situazione piuttosto strana….tutti gli R-quadro dei 3 fondi sono sotto il 75% (con Oyster addirittura intorno al 36%), questo, oltre a fari “saltare” tutti i beta e gli indici di Treynor, ci porta a fare una considerazione: i gestori stanno “giocando” fuori dal campo del benchmark per cercare i rendimenti. Questo non avviene in mercati in “crescita” (se sale basta stare nell’indice) ma è sintomo di un mercato con pochissime occasioni di guadagno. Quindi, magari, i gestori stanno mettendo in piedi delle scommesse su piccole aziende che daranno risultati non sull’immediato ma (speranza) nel tempo. Sono tre fondi che hanno sovraperformato nel passato (giocando alla grande) e che stanno pianificando il futuro. Un altro sintomo è che sta aumentando la volatilità (DS) e si sta abbassando il rendimento medio. A livello di alfa (efficienza del gestore) buonissimi risultati in casa Oyster e in casa Fidelity. Un po’ meno dalle parti di DWS.
Ora passiamo la parola a Scaurus che completerà il settore “gestito” analizzando ETF e Certificates.

Doc Moretti

ANALISI TECNICA

mibtel

Il Mibtel ci lancia un segnale non esaltante, i canali di lungo sono rotti e c’è pure un doppio massimo…è la fine? Sapete che tengo ancora intatte le probabilità di uno strappo rialzista, secondo me la fase è delicata ed anche da un punto di vista tecnico non è detto che i canali attuali siano i definitivi. In figura a linea tratteggiata vi faccio vedere come potrebbero presentarsi in caso di conferma di scenario PINK sugli americani. Il Mibtel, ad ogni modo non fornisce elementi spartiacque per capire quale dei due scenari sia quello in voga…pre la precisione, non lo permette in un tempo ragionevole ossia prima che ci sia un bel patatrack! Resto dell’idea che è il minimo di Novembre su DowJones e S&P500 ad essere l’ago della bilancia, il break di esso farà traballare e di parecchio le velleità rosee. Ora qui c’è il problema e al tempo stesso la delizia dei mercati…una tale evenienza sugli americani farebbe comunque uscire gli investitori accorti praticamente sui massimi e quindi si potrebbe dire che il Toro degli ultimi 5 anni è preso con dovizia grafica…il nostro mercatino rionale non permette questo, qui ad aspettar conferme ci si rimette le penne! Credo in ogni caso di poter confermare la view di Moretti che da giorni va ventilando: comunque vada, nuovi top permettendo, non è in casa nostra che si fanno grassi guadagni. Dal mio punto di vista un long term investor qua non ha proprio da far nulla, se si parla di speculazione allora se ne può parlare e vi lancio una verità matematica. Quando il Dax sale il nostro SPMIB sale del 30-40% in meno rispetto al teutonico…quando scende…scende molto di più! Se per gli amanti dei lunghi ed infiniti Tori la nostra Italietta è un po’ sgualcita, per i temerari dello short potrebbe essere un bel boccone!

Ing. Bertolino

Si conclude, così, il nostro GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI. Speriamo di esservi stati utili….noi ci siamo divertiti.
Con affetto, HYPERTRADER TOURING FINANCIAL CLUB

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IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: GLI U.S.A.

il Toro di Wall Street

Buongiorno Blog’s People!
Affrontiamo, oggi, la penultima tappa del nostro, personalissimo, GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI. Come penultima fermata abbiamo lasciato New York, o meglio Wall Street.
Di cose da dire, sull’America, ce ne sarebbero milioni….ma, questa volta, preferiamo lasciare spazio alle notizie “finanziarie”, tralasciando cenni storici ed economici.

INVESTIRE IN FONDI, ETF E CERTIFICATES

Come di consueto entriamo su Morningstar e selezioniamo i migliori fondi con rendimento a 3 anni e con almeno 3 stelle di rating. Questa volta, però, scegliamo 2 categorie: Azionari USA Mid Cap e Azionari USA Small Cap.

fondi azionari USA

clicca per allargare

Come potete notare da soli la situazione non è eccezionale, anzi…. Ci troviamo davanti a rendimenti medi piuttosto bassi, ottenuti con una volatilità alta (rispetto ai risultati) e con operatività (nella maggior parte dei casi) fuori dal benchmark di riferimento. Come possiamo osservare gli R-quadro sono (quasi tutti) piuttosto bassi e questo porta ad un valore del beta poco “credibile”. Nei fondi “Small Cap” troviamo dei valori di Alfa piuttosto buoni (efficienza del gestore), cosa che non si evince nelle “Mid Cap” (uno addirittura con alfa negativo). Essendo poco veritieri i valori di beta ne consegue che anche l’indice di Treynor non è attendibile……
Concludendo ci troviamo davanti ad un “mercato” che ha, si, rendimenti positivi ma che “sfigura” enormemente con quelli mostrati fino ad oggi. Inserire fondi sugli USA in un eventuale portafoglio? Sinceramente…..no.

La parola (o il timone) passa a Scaurus che analizzerà per voi gli ETF e i Certificates legati al mercato americano.

Doc Moretti

GLI INDICI

DJ INDUSTRIALS

SP 500

MINI NASDAQ

Tutti gli indici americani confermano il trend di lungo ancora intatto, ognuno di essi può però darci una sfumatura diversa dello stesso. Il DowJones è l’unico ad aver passato i massimi del 2000 in maniera decisa, teoria vuole che una resistenza oltrepassata cambia di stato e diventa supporto, un massimo storico direi è un bel supporto! La rottura del canale segnato in blu porterebbe al test del supporto indicato e se è vero che il pianeta è economicamente in salute come si sbandiera (?!?) la fine del Toro quinquennale dovrebbe regalarci una bella lateralizzazione attorno alla linea rosa, diversamente, il ripiombare sotto aprirebbe scenari molto bui per le borse internazionali…sarebbe come un dire, riguardo agli attuali nuovi massimi, un “scusate..abbiamo scherzato”. Lo Sp500 è il più preciso in quanto a canalizzazioni e ci mostra che le ultime fasi sono caratterizzate da aumento di volatilità che coincide con una perdita di “purezza” del trend, mancherà il famigerato “ultimo strappo in stile bolla”?? Ce lo stiamo chiedendo da mesi, aldilà di ciò lo SP500 può essere un campanello preciso per la fine dei giochi: il ripiegamento oltre i minimi di novembre e di agosto decreterebbe la fine di tutto ciò che ha le corna. Ed ora il Nasdaq, il tecnologico per eccellenza, mercato da me considerato molto tecnico e bello ci mostra in chiave Elliottiana (non ho segnato nulla sul grafico) la difficoltà di apporre conteggi alcuni, mentre sui cugini “old economy” ci si può non dico sbizzarrire ma comunque avere una vasta scelta. Cosa anela tutto ciò? Elliott è una teoria, bella, utile se usata con cura e cautela ma in quanto tale non è, come non lo è niente, la verità assoluta. Dal suo pulpito una cosa ci dice: analisi poco chiare evocano “onde di tipo correttivo” e questo implica che il Torello partito nel 2003 è solo un mero rimbalzo, di lungo termine ovvio e quindi corposo, ma solo un rimbalzo. Se è così, allora il Nasdaq deve vedere ancora il suo “vero” minimo…sotto quello del 2003!!! Vi sono conteggi anche su Dow e Sp500 che mostrano tale possibilità, ma non entro in meriti troppo tecnici, i grafici sono li, ho ampiamente dimostrato che valgono più di mille notizie, nessuno dirà mai il futuro ma di sicuro dicono il massimo delle informazioni possibili..e soprattutto non sono opinioni, sono fatti. Questi fatti, ci invitano a non credere che il sole splende indisturbato sulle sorti economiche del pianeta Terra “post 11 settembre”, sarà solo un presentimento o una normale probabilità, ma c’è ed è tangibile, sempre ai mercati il compito di verificarla, all’investitore di tenerne conto.

Ing. Bertolino

IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: LA SVIZZERA

svizzera

Buongiorno Blog’s People!
Ormai ci stiamo dirigendo verso le ultime mete del nostro lunghissimo viaggio per il mondo. Oggi la truppa si ritrova “teletrasportata” (ebbene sì, l’Ingegnere, che si è rotto di tutti questi spostamenti aerei, ha costruito per noi un aggeggio per il teletrasporto. Speriamo bene). La meta doveva essere Toronto (Canada) ma la “macchina infernale” ancora non è perfetta, quindi ci “materializziamo” nel bel mezzo delle verdi vallate svizzere. Che fare? Ormai che ci siamo rimaniamo qui…..

CENNI ECONOMICI

Essendo un paese molto piccolo e povero di risorse, la Svizzera ha dovuto basare la propria economia su di un industria di precisione e poi più tardi sul settore dei servizi. Questo ha permesso al paese di creare un importante valore aggiunto.
Fino alla prima rivoluzione industriale, l’economia elvetica si basava quasi unicamente sull’agricoltura, come nella larghissima maggioranza degli altri stati europei. Tuttavia le novità in campo tessile provenienti dal Regno Unito trovarono terreno molto fertile, questo permise al paese di diventare uno degli Stati più industrializzati d’Europa. Successivamente nella prima metà dell’800, l’industria dell’orologeria conobbe un grandissimo sviluppo, soprattutto nella Svizzera Romanda, diventando uno dei settori più importanti. L’800 vide nascere in terra elvetica anche molte banche, alcune delle quali oggi diventati dei colossi del mercato globale (UBS, dopo le varie fusioni e Credit Suisse), rinomate per la professionalità e la segretezza con cui trattano i loro clienti. Purtroppo, proprio per la mancanza di risorse sul proprio territorio, la Svizzera non ha potuto sfruttare a pieno la seconda rivoluzione industriale, se non in campo farmaceutico, anche se con questa si lasciò definitivamente l’era agricola per aprire l’era industriale.
Oggi la Svizzera si basa soprattutto sul settore dei servizi ed è sede di molte multinazionali come le sopraccitate UBS e Credit Suisse, ma anche del colosso mondiale degli alimenti Nestlé e di molte grandi aziende farmaceutiche, ad esempio Novartis e Roche.
A Zurigo vi è la sede della Borsa Svizzera (SWX), che ricopre un ruolo molto importante in campo internazionale, soprattutto nel settore finanziario e nel commercio dell’oro.
Inoltre la Confederazione è molto famosa e criticata per la sua pressione fiscale molto bassa in confronto a quella di molti altri paesi europei. Ultimamente è nato un contenzioso tra Unione Europea e Svizzera per le agevolazioni fiscali offerte a risiedenti stranieri, ree di sottrarre gettito fiscale a molti Stati dell’Unione.
Grazie al paesaggio alpino (es.: stazioni di risalita invernali) e alle molte attrazioni artistiche (es.: Zentrum Paul Klee) la Svizzera possiede anche un importante mercato turistico. (fonte Wikipedia)
La Svizzera ha un PIL del 2,9% (che la pone alla 156esima posizione mondiale). L’84% della popolazione svizzera ha un’età inferiore ai 65 anni, con una speranza di vita alla nascita di circa 81 anni. Il tasso di mortalità infantile è del 0,428%. Il tasso di alfabetizzazione è del 99%. Per approfondire cliccare qui.

INVESTIRE IN FONDI, ETF E CERTIFICATES.

Facciamo la nostra consueta ricerca su Morningstar (rendimento a 3 anni e minimo 3 stelle) e vediamo quali sono i migliori fondi:

FONDO R medio DS SHARPE R-quadro BETA ALFA TREYNOR
Vitruvius Swiss Equity 24.60% 10.75% 1.78 87.21 1.18 4.51
17.16%
Fidelity Fds Switzerland A
19.84%
8.59%
1,78
91,15
0.98
2.56
15.80%
Vontobel Fund Swiss Star Equity A1
19.28%
10.26%
1,44
84.90
1.08
1.67
13.82%

A naso il miglior fondo è quello di Vitruvius (Treynor è il più alto), che è anche il più aggressivo (beta 1.18) e anche quello più efficiente (alfa 4,51). Il fondo di Fidelity ha la volatilità (DS 8.59%) più bassa ed è, ovviamente, il meno aggressivo (beta 0,98), questo lo penalizza nel rendimento medio e nell’efficienza. Il fondo della Vontobel è quello (fra i tre) che ha gli indicatori peggiori.
Investire in Svizzera (in un’ottica di diversificazione) potrebbe essere interessante, considerando che la volatilità è abbastanza contenuta e i rendimenti non sono da buttare.
Ora passiamo la “palla” al mago degli ETF, Scaurus….sorprendici!

Doc Moretti

LA MONETA

Ovviamente è il Franco Svizzero……indovinate chi si occuperà di “rovesciarlo come un calzino”? Ma il buon vecchio Ardat!

L’INDICE

indice svizzero

L’indice Svizzero non si discosta molto dai cugini europei, qualitativamente però può farci interpretare meglio l’andamento mondiale dei listini. Come si può vedere i canali del Toro attuale sono intatti, è stato semplicemente abbandonato il taglio centrale ma non ha nulla a che vedere col Trend di fondo…anche questa è una ulteriore riprova di quanto sia più affidabile imparare a tracciare canalizzazioni piuttosto che divertirsi a segnare trend-line affibbiandogli poteri magici. Su un grafico si possono piazzare valanghe di trend-line ed internet è piena di discussioni su presunti trend invertiti causa magiche linee oltrepassate. Di canalizzazioni in un trend se ne trovano molte meno ed in genere non si va oltre le 3 possibilità..dico io…sarà più facile fare considerazioni robuste no?!?!? I massimi del 1999-2000 da resistenza si sono trasformati in supporto come la legge del “cambiamento di stato” cita nei libri seri di Analisi Tecnica ed adesso l’indice Svizzero è sopra il supporto detto. Anche qui è chiaro come la caccia alle streghe sia in borsa esercizio effimero…canalizzazioni intatte e forte supporto intatto: c’è qualcuno al giro che vuol venirmi a dire che metterebbe la mano sul fuoco su una inversione già certa? Se non terrà ne il supporto ne il canale basso allora se ne ragionerà a tempo debito..qualcuno pensa “troppo tardi”…ah ah…questi trend durano anni, il mercato da sempre buone possibilità di entrata per chi non è avido…per questi ultimi invece da sempre buone possibilità di lasciarci le mutande…e poi dicono che le borse non considerano tutti i propri partecipanti! A ciascuno il suo! Che diamine.

Ing. Bertolino

IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: SUDAFRICA

SUDAFRICA

Buongiorno Blog’s People!
Questa settimana non ascoltiamo le lamentele di Hyper, che non vuole prendere mai l’aereo, lo sediamo e ci facciamo una transvolata da urlo. La destinazione che ci siamo prefissati è: Sudafrica.
Atterriamo a Johannesburg e, prima di addentrarci nello “studio” del paese, ci facciamo un bel “safari” al Kruger Park. Vediamo un sacco di animali….ma di tori ed orsi non c’è traccia.
Dopo il safari montiamo nell’Hyper pulmino e ci dirigiamo verso Città del Capo (Cape Town) attraversando la Wild Coast, fermandoci ad Hermanus a vedere le balene, sorseggiando del buon vino nella zona di Stellenbosch, rimanendo estasiati dalla bellezza di Capo di Buona Speranza e dalla particolarità delle Table Mountain…..

CENNI STORICI

Nel 1846, l’esploratore portoghese Bartolomeu Dias oltrepassò il Capo di Buona Speranza, aprendo la via marittima dall’Europa all’India. Furono però gli olandesi i primi a creare un insediamento stabile in Sudafrica, nel 1652, fondando quella che sarebbe poi diventata Città del Capo. I coloni (detti boeri, “contadino” in olandese) diedero vita a una comunità attiva e prosperosa (la Colonia del Capo).
In seguito alla caduta dell’Olanda, gli inglesi occuparono la Colonia del Capo alla fine del XVIII secolo. L’occupazione britannica portò molti boeri a mettersi in marcia verso nord, alla ricerca di nuove terre. I “boeri” giunsero a fondare una serie di piccole repubbliche, in seguito unitesi nello Stato Libero di Orange e nella Repubblica del Transvaal. Anche queste repubbliche furono in seguito annesse dall’Impero Britannico, che a cavallo fra il XIX e il XX secolo unificò tutto l’odierno Sudafrica attraverso una serie di guerre. La cosiddetta Unione Sudafricana fu formalmente costituita come dominion all’interno del Commonwealth; il diritto di voto fu però concesso esclusivamente ai cittadini di razza bianca.
Nel 1948, il partito di maggioranza, il National Party, instaurò il regime di segregazione razziale noto come apartheid, durante il quale la popolazione nera (che era ancora esclusa dal suffragio) perse gran parte dei propri diritti civili.
La crescente ostilità internazionale al regime dell’apartheid, insieme al crescere dei movimenti interni di opposizione nera come l’ANC, portò al crollo del sistema nel 1991. Il 27 aprile 1994 si tennero le prime elezioni democratiche con suffragio esteso ai neri, in cui venne eletto il leader dell’ANC Nelson Mandela (premio Nobel per la pace nel 1993).

CENNI ECONOMICI

Il Sudafrica è un paese in via di sviluppo a reddito medio, con abbondanti risorse, ben sviluppato in finanza, comunicazioni, energia e settori dei trasporti, la borsa valori è fra le prime dieci del mondo. Tuttavia, anche se lo sviluppo è stato positivo per dieci anni consecutivi, non ha ridotto il 30% di disoccupazione e rimangono i problemi dell’era dell’apartheid, la povertà e la mancanza di potere economico fra i gruppi svantaggiati. Altri problemi sono il crimine, la corruzione e AIDS. All’inizio del 2000, il presidente Mbeki promise di promuovere sviluppo economico e l’investimento straniero, tagliare le spese e privatizzare.
Punti di forza: è l’economia più sviluppata dell’Africa; altamente diversificata e con infrastrutture moderne. Il settore finanziario è molto forte negli investimenti mobilizzati. Il settore manifatturiero è in crescita. Le risorse naturali sono varie, in particolari minerali di importanza strategica.
Punti di debolezza: le incertezze politiche scoraggiano gli investimenti stranieri, Crescita troppo debole per superare le privazioni della maggioranza nera. Boom demografico.
Il tasso di crescita del PIL è di circa il 4,5% . Il 95% della popolazione ha un’età inferiore ai 65 anni, ma la crescita (della popolazione) è negativa a causa di un tasso natalità dell’1,8% contro un tasso mortalità del 2,2%. La speranza di vita alla nascita è di circa 43 anni….e ci sono quasi 400.000 morti di AIDS ogni anno. Il tasso di alfabetizzazione è, circa, l’86%. Per approfondire cliccate qui.

LA VALUTA LOCALE: IL RAND

Come, ormai di abitudine, il buon Ardat si è occupato, alla grande, di analizzare il Rand sudafricano.

INVESTIRE IN FONDI, ETF E CERTIFICATES

Come detto più volte, il Sudafrica è stato inserito, solo ultimamente, fra i paesi emergenti e non esistono fondi specifici che investono in queste terre. Sicuramente nel prossimo futuro ci saranno fondi “dedicati” su questa economia….per ora ci dobbiamo accontentare di “mix”, cioè comparti che prendono in considerazione anche il Sudafrica.
Il più recente è il fondo EMEA di Fidelity (ne abbiamo già parlato nel blog) per la scheda prodotto cliccate qui. Per inciso questo fondo è stato inserito nel nostro Portafoglio Virtuale (di prossima pubblicazione).
In attesa che migliori la situazione, per quanto riguarda il “gestito attivo”, non ci resta che passare il microfono al nostro “consulente” ETF Scaurus.

Doc Moretti

ANALISI DELL’INDICE JSE

JSE

Ecco un grafico mensile della borsa Sudafricana, che dire, veramente poco direi, parla da solo. Ovvio che non possiamo finire nel qualunquismo del “se avessi fatto” e allora mi limito ad una considerazione puramente matematica. Questo è un indice che mostra una evidente capacità di creare trend “puliti” ovvero con poco rumore di fondo..siamo per la verità anche aiutati dal campionamento mensile ma a parità di esso è ben lungi da indici più navigati quali quelli europei. Ma cosa è un trend in senso matematico? E’ la capacità di “memoria” di una serie numerica, ovvero della serie dei prezzi. Non mi inoltro in spiegazioni matematiche, per dirla molto terra terra la memoria di un mercato è metaforicamente identificabile come la autopercezione di esso, se il mercato potesse parlare all’indomani di una seduta positiva direbbe “ieri ho chiuso al rialzo, proverò a farlo anche oggi”. Badate bene il “proverò a farlo” e non il “ci riuscirò sicuramente”!!! Un modo classico per aumentare la memoria di una serie numerica è di considerare non già se stessa bensì una sua media. Ecco perchè le medie mobili sono gli strumenti algoritmici più affidabili e robusti, vanno a cercare ciò che veramente conta nel comportamento di un mercato. Che cosa se ne deduce da ciò? Se ne deduce che se in un mercato X un semplicissimo Trading system basato sulle medie mobili guadagna di più rispetto al medesimo sistema su un secondo mercato Y abbiamo una importante informazione: il mercato X ha più memoria del mercato Y. E’ una misurazione matematica empirica ma efficace e ci dice una cosa importante: X ha una maggiore capacità di produrre trend stabili e duraturi ergo necessita di un timing meno maniacale per essere tradato con profitto, è ovvio il perché…se i trend sono più lunghi mi posso permettere di entrare ed uscire con meno precisione e guadagnare comunque. Tutto ciò non rappresenta una previsione ed è chiaro che il mercato può assolutamente cambiare comportamento quando vuole…ma la statistica e lo studio del comportamento sono le basi per qualunque strategia finanziaria dunque non è proprio da poco sapere che tipo di mercato abbiamo di fronte anche perché è ugualmente dimostrato che nessun indice o asset varia radicalmente da un giorno all’altro e quindi con una attenta verifica continua il Trader può comunque adeguarsi alle variazioni o addirittura scegliere di cambiare mercato stesso se lo ritiene opportuno. Alla luce di quanto visto in figura ritengo dunque il mercato sudafricano buono per una operatività rilassata e profittevole.

Ing. Bertolino

IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: LA COREA (DEL SUD)

Seoul by night

Buongiorno Blog’s People!
Visto che, a quanto pare, il futuro passerà di qua (paesi emergenti) continuiamo la nostra escursione asiatica.
La truppa, questa settimana, soggiornerà in Corea…. Nord o Sud? Economicamente parlando scegliamo quella del Sud.

CENNI STORICI

La penisola coreana è divisa fra la Corea del Nord e la Corea del Sud, due nazioni diversissime e a lungo ostili – la prima è uno stato comunista e filo cinese, la seconda capitalista e filo statunitense. I due stati, risultato della seconda Guerra Mondiale e della Guerra di Corea, sono tecnicamente ancora in stato di guerra.
Nonostante le divisioni politiche, la Corea può considerarsi un paese singolo, come la Germania Est e la Germania Ovest prima della loro riunificazione. La popolazione si considera coreana, la lingua parlata è considerata semplicemente lingua coreana (hangul), e ambedue gli stati affermano di rappresentare l’intera popolazione della Corea.
I tre regni principali della Corea furono unificati dal Regno di Scilla verso l’anno 660. Lo stato di Scilla fu poi conquistato dal Regno di Koryo nel 936, e dal nome di Koryo deriva il nome moderno della Corea (chiamata Cauli da Marco Polo).
Nel 1897, il re Gojong divenne il primo imperatore dell’impero Coreano, ma nel 1910 il paese fu conquistato dal Giappone. Dopo la sconfitta dell’Impero Giapponese nel 1945, la penisola fu divisa in una zona di occupazione sovietica (a nord del 38° parallelo) e una zona di occupazione statunitense (a sud del 38° parallelo).

CENNI ECONOMICI

La Corea del Sud ha avuto un processo di crescita economica e di integrazione nell’economia mondiale impressionante, tanto da essere una delle quattro TIGRI ASIATICHE. Dopo la Guerra Coreana il PIL pro capite era allo stesso livello dei più poveri paesi di Africa e Asia. Oggi il PIL pro capite sudcoreano è circa 20 volte quello della Corea del Nord e allo stesso livello delle economie meno sviluppate dell’Unione Europea. Il successo, nei tardi Anni Ottanta, fu ottenuto grazie a un sistema di stretti rapporti tra il governo coreano e le imprese (tra esse, i grandi conglomerati detti chaebol), che comprendeva crediti diretti, restrizioni sulle importazioni, sponsorizzazione di determinate aziende e un forte aumento di produttività dei lavoratori. Il governo promosse l’importazione di materie prime e tecnologia avanzata a discapito dei beni voluttuari, incoraggiando il risparmio e gli investimenti piuttosto che il consumo. La la crisi finanziaria asiatica del 1997 ha poi mostrato debolezze strutturali del modello di sviluppo sudcoreano, quali l’alto rapporto debito/bilancio, il massiccio ricorso all’indebitamento estero e l’indisciplina del settore finanziario. Nel 1998, la crescita cadde al 6,6% per poi balzare al 10,8% nel 1999 e al 9,2% nel 2000. La crescita scese ancora nel 2001 al 3,3%, a causa del rallentamento dell’economia globale, della caduta delle esportazioni e della percezione che le tanto necessarie riforme dei settori bancario e industriale fossero bloccate. Tuttavia, trainata da industria e edilizia, la crescita nel 2002 è stata un impressionante 5,8%, a dispetto della flebile crescita globale. Oggi la Corea del Sud si attesta intorno alla 100esima posizione (a livello mondiale) con un PIL del 4,8%.
Circa il 10% della popolazione ha un’età superiore ai 65 anni, l’aspettativa di vita alla nascita è di circa 77 anni, circa il 98% della popolazione è alafabetizzata.

La moneta è lo Won che si è “divertito” l’esperto del forex Ardat ad analizzare…..vedere per credere!

FONDI, ETF E CERTIFICATES

Morningstar segnala diversi fondi comuni e sicav che investono in Corea. Noi scegliamo i primi 3 con il solito criterio (rendimento medio a 3 anni e almeno 3 stelle). Ecco il risultato:

FONDO R medio DS SHARPE R-quadro BETA ALFA TREYNOR
JF KOREA FUND Inc 46,96% 20,02% 1,80 86,28 0,90 7,91
47,34%
FIDELITY FUNDS KOREA A
48.84%
21,57%
1,74
91,78
1,02
5,30
43,61%
CAAM FUNDS KOREA S Acc
42,24%
19,51%
1,69
87,94
0,91
4,59
41,63%

Come potete vedere i fondi di JPM e Fidelity “staccano” il terzo (in rendimento medio), in quanto CAAM ha una volatilità inferiore (ma non di molto). Fra i primi due, sinceramente, la scelta cade su JPM: meno aggressivo (teoricamente) e con un alfa nettamente superiore. Fra i due è anche quello che ha la volatilità più bassa. Oddio, non è che scegliendo Fidelity si cada male….
Come potete vedere dai valori sulla colonna della Standard Deviation (volatilità) si tratta di investimenti altamente rischiosi, quindi non adatti a chi vuole il “capitale protetto”.
Per la panoramica completa su ETF e certificates passiamo la parola al mitico Scaurus.

Doc Moretti

INDICE COREANO: KOSPI

kospi

L’indice Koreano ha macinato un bel 400% dal 2003, tra l’altro in maniera ordinata senza esaltazioni alla “cinese”, da questo punto di vista si rivela sicuramente un mercato interessante. I canali sono ben formati, ho evidenziato in figura nei riquadri verdi le correzioni di grado maggiore ovvero quelle che hanno traghettato l’indice da una sponda all’altra. Si vede bene (soprattutto nell’ultima fase attuale) che i segmenti di salita si sono accorciati (segnati in celeste), questa altro non è che una perdita di momentum (come vedete l’occhio ed il buon senso valgono più di mille indicatori…). Anche qui ipotizzare posizioni di lungo termine mi sembra difficile a meno di accumoli pazienti ma per questo è più indicato il Moretti, non certo io! Una cosa evinco dalla figura, qui la possibilità di essere a fine trend è evidente, i “maghi” dei vari DowJones e SP500 sembrano non esser presenti a truccare le carte..che sia la “quadra” per decretare la fine del Toro anche qua in Occidente? Vale comunque sempre il solito: fino a che tutto è dentro i canali il trend è intatto.

Ing. Bertolino

IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: MALESIA

KUALA LUMPUR

Buongiorno Blog’s People!
Dopo aver visitato ben bene Hong Kong (oddio, non è che sia voluto tanto) decidiamo all’unanimità di rimanere in “zona”. Cartina alla mano la nostra scelta cade sulla Malesia. Hyper è contentissimo in quanto è cresciuto a “pane e Sandokan” e spera, nella nostra sosta malese, di incontrare il Capo delle Tigri di Mompracem, giusto per farsi fare un autografo. E’ stata l’unica cosa che lo ha convinto a seguirci… “In Malesia? Non ci sarà neanche la borsa!” aveva detto il Guru.
Arriviamo a Kuala Lumpur e prendiamo alcune informazioni….

NOTE ECONOMICHE…..

Negli ultimi trent’anni la Malesia ha conosciuto un fortissimo sviluppo economico, trasformandosi da paese in via di sviluppo ad uno dei paesi più ricchi del sud-est asiatico, non più dipendente soltanto dalla produzione ed esportazione di materie prime. Con la Nuova Politica Economica (NPE),la Malesia è divenuta leader mondiale nella produzione di componenti elettronici e primo paese del Sud-Est asiatico per l’assemblaggio e l’esportazione di autoveicoli. Anche i settori dei servizi, del turismo e della finanza hanno tratto notevoli vantaggi. Ma nonostante la NPE ha reso possibili grandi sviluppi, rimane sempre la questione della disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza, e molti contadini della Malesia Peninsulare dipendono ancora da un’agricoltura di sussistenza. Per risolvere questo grave problema sono stati presi provvedimenti dalla NPE, i cui obbiettivi sono la crescita economica e lo sradicamento della povertà, e soprattutto punta a trasformare entro il 2020 la Malesia in una nazione altamente industrializzata. (Fonte Wikipedia).
La Malesia ha un PIL in costante crescita negli ultimi anni (attualmente un più 5,5% che la posiziona intorno al 75° posto nel Mondo). Dato importante: la popolazione “over 65” è solo il 4,8%. La speranza di vita (alla nascita) è stazionaria intorno ai 72 anni (non alta); il tasso di alfabetizzazione (sopra i 15 anni che sanno leggere e scrivere) è di circa l’ 89% della popolazione. La popolazione sotto la linea di povertà è poco sopra il 5% (stima del 2002). Per approfondire l’argomento cliccare qui.

FONDI, ETF E CERTIFICATES

Solita ricerca su Morningstar e troviamo solo 2 fondi che investono in Malesia. Pochi ma buoni, si diceva un tempo….. Questa “povertà” di risorse è indice di terreno “fertile” e ancora non sfruttato. Vediamo chi sono i “pionieri” del gestito:

FONDO R medio DS SHARPE R-quadro BETA ALFA TREYNOR
UBS EF MALAYSIA B 24,90% 13,77% 1,42 94,57 1,02 4.19
20.14%
FIDELITY MALAYSIA A
23.73%
14.12%
1.32
95.53
1.09
1.88
17,78%

I rendimenti non sono “eccezionali” come in altre zone asiatiche, ma anche la volatilità è piuttosto bassa. Il Fidelity risulta avere una gestione più “aggressiva” (Beta maggiore), ma UBS è più efficiente (Alfa 4,19). In buona sostanza investire in Fidelity o in UBS è quasi “indifferente”…..se si vuole guardare il pelo nell’uovo UBS è più efficiente.
Ora la palla passa all’Ammiraglio Scaurus che ci “istruirà” su ETF e Certificates “malesi

Doc Moretti


L’INDICE MALESE

KLCI

Nonostante ritengo anche qua si veda chiaramente la sbornia benefica degli ultimi 5 anni e la necessità di un ripiegamento prima di iniziare ad aprire serie posizioni di lungo termine l’indice in questione è all’interno di un trend decennale molto interessante. Secondo me è un paese da tenere sott’occhio per una buona diversificazione al prossimo giro del Toro dopo la profonda correzione dei mercati che avrà luogo nel 2008-2010. Torneremo ben presto sull’argomento “anni caldi”, sarà la base delle valutazioni di fine anno dove come di consueto faremo il punto della situazione.

Ing. Bertolino

IL GIRO DEL MONDO IN 80 GIORNI: HONG KONG

Hong Kong

Buongiorno Blog’s People!
Stavolta decidiamo di non spostarci più di tanto, infatti traslochiamo la “truppa” nella vicina HONG KONG.
“Almeno l’indice è conosciuto e non mi ci vuole una settimana per digerire il jet lag” , ulula Hyper dalle retrovie che, non sopportando gli spostamenti aerei, aveva già pronto il “sacchettino”.
Ma tralasciamo l’umore dei “viaggianti” e dedichiamoci a quanto di interessante ci può dire questa “terra di mezzo”, il cui nome significa: porto profumato.

UN PO’ DI STORIA

I piccoli villaggi di questa lingua di terra vennero conquistati dalla Gran Bretagna nel 1841 (alla fine della Guerra dell’Oppio) e vennero (formalmente) ceduti, temporaneamente, alla Corona con il trattato di Nanchino nel 1860 (l’isola di Hong Kong e la penisola di Kowloon). L’accordo prevedeva che il 1 luglio 1997 tutto il territorio sarebbe ritornato sotto la Cina, diventando una Regione Amministrativa Speciale (secondo il principio di “un paese, due sistemi”). Il controllo cinese terminerà nel 2047.

CENNI ECONOMICI

Il tasso di crescita del PIL è del 5,9%, un PIL in crescita costante (il pro-capite è aumentato del 60% dal 1999), il tasso di disoccupazione è in costante diminuzione e, dato secondo me importante, il 74% della popolazione è nella fascia di età fra 15 e 64 anni, con un’aspettativa di vita alla nascita di quasi 82 anni. Altro dato importante: nel 2002 aveva un tasso di alfabetizzazione di oltre il 90%.
L’economia di Hong Kong è dinamica e profondamente legata al commercio internazionale. L’importanza del commercio internazionale è testimoniata dal numero di consolati presenti sul territorio di Hong Kong: nel mese di giugno 2005 vi erano 107 consolati e consolati-generali, più che in qualsiasi altra città della terra. Persino New York, sede delle Nazioni Unite ospita solo 93 consolati. Hong Kong riveste un ruolo d’importanza internazionale anche nel settore bancario. Il sistema economico è uno dei meno regolati al mondo.
Hong Kong dispone di limitati quantitativi di risorse naturali, derrate agricole e materie prime e di conseguenza il superiore fabbisogno rispetto alle esigenze di consumo e di produzione deve essere coperto tramite importazioni. Hong Kong ha da sempre legami economici e commerciali con la Cina. Nel 2001 il settore dei servizi rappresentava l’86,5% del PIL. Il territorio di Hong Kong grazie ad ottime infrastrutture e ad un sofisticato settore bancario attira gli investimenti di numerose imprese multinazionali.

FONDI, ETF & CERTIFICATES

Troviamo una postazione internet e facciamo la solita ricerca su Morningstar. Ecco, in sintesi, i risultati:

FONDO R medio
DS
SHARPE
R-quadro
BETA
ALFA
TREYNOR
ABS ASIA AM Greater HK USD
35,75% 16,13% 1,74 53,66 0,88 9,34 35,68%
HSBC GIF HK Equity A USD
35,75% 13,37% 2,11 90,31 0,99 6,57 31,71%
JF HK Fund A USD
33,70% 15,16% 1,76 88,14 1,11 2,21 26,44%

Da una prima rapida occhiata salta all’occhio come il fondo di ABS abbia il miglior indice di Treynor….. ma, in questo caso, poco ci interessa, infatti con un R-quadro di 53,66 il beta del fondo (0,88) conta meno, molto meno, rispetto a quello di HSBC. Tra l’altro il fondo di HSBC è quello con l’indice di Sharpe migliore e con la volatilità più bassa. Sembra che ABS si prenda troppi rischi operando fuori dal campo benchmark e, effettivamente, il beta 0,88 sembra poco credibile.
In buona sostanza: mercato volatile (non adatto alle coronarie del Bot-People), ma supportato da buoni indicatori di crescita..
Per completare la panoramica l’Ammiraglio Scaurus vi parlerà di Etf e certificates.

Doc Moretti

LA VALUTA: DOLLARO DI HONG KONG

Il Sottotenente Ardat nel suo blog ci illuminerà sulla moneta locale confrontandola con Euro e Dollaro.

L’INDICE: HANG SENG

indice hang seng

L’indice di Hong Kong ha sicuramente fatto una ottima performance nell’ultimo quinquennio. Che il futuro passi per l’oriente, per quanto opinabile possa essere, è molto probabile, ma, un grafico resta sempre un grafico. L’indice è uscito dalla canalizzazioni ed ha innescato una figura iperbolica, tutta salute certo, ma la volatilità è talmente elevata che secondo me qui un raffreddore provoca uno sterminio. Tra l’altro tale configurazione è pure assimilabile al cosiddetto Buying Climax, tutti comprano tutto, tipicamente anticamera dell’Orso. Magari continuerà a volare per i prossimi 5 anni…ma credo che al mondo esistono mercati più “stabili” su cui guadagnare serenamente, io qui, sul lungo termine, non metterei un centesimo, in quanto con tale avanzata alle spalle è praticamente non quantificabile il rischio e siccome trading per me non è sinonimo di azzardo tutto ciò è quanto basta per tornare a guardare l’Hang Seng tra 3 o 4 anni.

Ing. Bertolino